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	<title>tocco Archivi - Corsi ECM Benessere</title>
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	<description>Corsi con crediti ECM a Padova</description>
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		<title>Perché le carezze ci piacciono?</title>
		<link>https://www.corsiecmbenessere.it/approfondimenti/perche-le-carezze-ci-piacciono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Dec 2017 17:28:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[attaccamento]]></category>
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		<category><![CDATA[legame]]></category>
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		<category><![CDATA[tocco]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il senso del tatto ci aiuta a localizzare uno stimolo sulla superficie della pelle, a esplorare oggetti apticamente e a identificare e a manipolare oggetti. Contribuisce anche a una percezione integrata del nostro stesso corpo (vedi Serino e Haggard 2009). <strong>Tuttavia l’enfasi della ricerca su queste funzioni del tatto tralascia un aspetto essenziale: il tocco può anche essere piacevole</strong>.</p>
<h2>Perché essere accarezzati è piacevole?</h2>
<p>Un tocco molto lento e delicato può essere decifrato dal sistema nervoso non solo in termini sensoriali ma anche affettivi e piacevoli. Una recente scoperta di un tipo di fibra nervosa periferica a conduzione lenta e priva di mielina supporterebbe questa ipotesi: è stato dimostrato che <em><strong>le fibre afferenti C tattili, (CT) sono sensibili a stimolazioni tattili innocue</strong></em> (Vallbo et al. 1999; Wessberg et al. 2003; Nordin 1990). La lenta conduzione delle fibre afferenti CT (circa 1m/s) le rende non adatte per la discriminazione sensoriale, tuttavia, <strong>sono adatte a decodificare selettivamente le informazioni riguardanti il tocco affettivo</strong>.</p>
<p>Le fibre CT rispondono a una leggera stimolazione meccanica tattile della pelle ricoperta di peli, non glabra (come il palmo della mano) negli umani (Johansson and Vallbo 1979; Vallbo et al. 1999). Le fibre CT sono numerose sul viso, sulle braccia (Nordin 1990; Loken et al. 2009) e sulle gambe.</p>
<p><strong>È importante notare che le carezze non sono sempre gradite o nemmeno piacevoli; il tocco ha una relazione intricata con la cultura, il contesto e il genere (e.g., Dibiase and Gunnoe 2004), e, in base a questi fattori, il piacere si trasforma spesso in avversione e disgusto.</strong></p>
<h2>Il piacere del tocco nutre la relazione e l&#8217;attaccamento</h2>
<p><strong>Le sensazioni piacevoli sembrano essere il collante che lega gli individui, esseri inevitabilmente e fisicamente separati, tra loro.</strong> Questo legame è stato definito attaccamento e studiato da Bowlby (1969) che lo definì come un legame affettivo nei confronti di una specifica persona. Bowlby notò che appena il bambino era in grado di esplorare l’ambiente, metteva in atto comportamenti che indicavano il formarsi di legami affettivi, tra cui il muoversi verso e lo stare vicino al genitore o al principale caregiver. I bambini, soprattutto quelli sofferenti, protestavano quando venivano separati dal caregiver, si aggrappavano all’adulto e lo consideravano  come una “base sicura” per esplorare il mondo. I legami selettivi di attaccamento non sono validi solo per i bambini. <strong>L’attaccamento fa riferimento a un tipo di relazione che riduce l’ansia, fornisce un supporto emotivo ed è presente durante tutte le tappe della vita, inclusa la vecchiaia</strong> (Rutter, &amp; Rutter, 1993; Shaver, e Mikulincer, 2004).</p>
<h2>Dal grooming delle scimmie alla cura attraverso le carezze</h2>
<p><strong>L&#8217;attaccamento sembra essere mediato e determinato da neurotrasmettitori come l&#8217;ossitocina</strong> che, oltre al suo ruolo nei comportamenti materni, è anche un importante mediatore di grooming (Drago et al. 1986). Il grooming è il comportamento di pulizia studiato tra i primati, che però non ha la sola funzione di igiene. Benché abbia principalmente questa funzione, il tempo che molte specie di primati dedicano a questa attività è maggiore rispetto a quello richiesto per tenere pelo e pelle puliti. Infatti, alcune specie (come i babbuini Gelada) possono passare fino al 17% del loro tempo a pulirsi a fronte dell’1% probabilmente sufficiente per lo scopo strettamente igienico (Lehmann et al. 2007; Dunbar 2010). <strong>Il pulirsi a vicenda ha dunque anche la funzione di costruire e rinforzare alleanze (Dunbar 2010).</strong> Il ruolo dell&#8217;ossitocina è stato confermato dall&#8217;aumento della frequenza del comportamento di grooming che si verifica quando viene somministrata ossitocina nel liquido cerebrospinale di topi geneticamente modificati che non la producono (Amico et al. 2004). Anche le endorfine possono giocare un ruolo importante nel grooming . Sia nelle scimmie talapoin (Keverne et al. 1989) che nei macachi rhesus (Martel et al. 1995) in caso di maggiori sollecitazioni dovute al grooming , i recettori degli oppioidi risultano bloccarsi.  Anche la dopamina potrebbe essere importante nei comportamenti affiliativi e nella costruzione di legami (Depue and Morrone-Strupinsky 2005).</p>
<p>A differenza degli studi sul grooming nei primati non umani, sono rare le ricerche sul grooming reciproco degli umani. È possibile che negli umani sia un comportamento più ristretto (per esempio nell’intimità o nelle relazioni genitore-figlio, o in rituali professionali), o che il suo ruolo sociale sia stato largamente sostituito dal linguaggio (Dunbar 2010).</p>
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		<title>Il contatto fisico e la comunicazione delle emozioni</title>
		<link>https://www.corsiecmbenessere.it/approfondimenti/contatto-fisico-la-comunicazione-delle-emozioni-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Sep 2018 09:17:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione ed emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione non verbale]]></category>
		<category><![CDATA[contatto fisico]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[tocco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tatto è stato descritto come il mezzo fondamentale attraverso il quale entriamo in contatto con il mondo (Barnett, 1972) e allo stesso tempo come il sistema sensoriale più semplice<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.corsiecmbenessere.it/approfondimenti/contatto-fisico-la-comunicazione-delle-emozioni-2/">Il contatto fisico e la comunicazione delle emozioni</a> proviene da <a href="https://www.corsiecmbenessere.it">Corsi ECM Benessere</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il tatto è stato descritto come il mezzo fondamentale attraverso il quale entriamo in contatto con il mondo (Barnett, 1972) e allo stesso tempo come il sistema sensoriale più semplice e lineare (Geldard, 1960).</p>
<p>Il contatto fisico è di vitale importanza in diversi ambiti della vita sociale, cognitiva e fisica e nello sviluppo del bambino e del neonato (Field, 2001). Il Contatto fisico continua poi a giocare un ruolo fondamentale nell’adulto nelle relazioni affettive e amorose, nella dimostrazione della propria forza, nel calmare, giocare e mantenere la vicinanza tra bambino e chi se ne prende cura (Eibl-Eibesfeldt).</p>
<p>Nonostante l’importanza del contatto fisico in numerosi ambiti centrali della vita sociale, il suo ruolo nella comunicazione delle emozioni ha ricevuto poca attenzione nel campo della scienza, argomento approfondito nell’ultimo decennio da Hertenstein.</p>
<p>Nel 2006, quest’ultimo e dei colleghi hanno documentato come persone che non si conoscono e appartenenti a nazioni diverse (Stati Uniti e Spagna) possono accuratamente decodificare emozioni distinte attraverso il contatto fisico. In questo studio, due sconosciuti interagivano in una stanza dove erano separati da una barriera. Non potevano vedersi ma potevano raggiungere l’altro attraverso un buco nella barriera. Una delle due veniva istruita su che emozione tra 12 trasmettere all’altro, poi lo toccava raggiungendolo attraverso il buco. Dopo essere stata toccata, la seconda persona sceglieva quale emozione pensava l’altro avesse voluto comunicargli.</p>
<p>I risultati mostrano che  i partecipanti avevano decodificato correttamente rabbia, paura, disgusto, amore, gratitudine e simpatia, ma sbagliavano nel riconoscimento di felicità, sorpresa, tristezza, imbarazzo, invidia e orgoglio. L’accuratezza dei punteggi varia dal 48% all’83% per le emozioni codificate correttamente. Inoltre nello studio è emerso che diversi comportamenti assumono specifici significati emotivi sulla base delle loro caratteristiche. Ad esempio, la simpatia è associata a carezze e picchiettamento, la rabbia con colpi e movimenti di strizzamento, il disgusto con movimenti di spinta, la paura con un tocco tremolante.</p>
<p>I limite dello studio riguardano principalmente la sua validità ecologica: normalmente le persone non si toccano solo sul braccio, ma liberamente su tutte le parti del corpo socialmente consentite.</p>
<p>Hertenstein ha di conseguenza replicato lo studio nel 2009, consentendo a chi eseguiva il tocco (ENCODER) di toccare l’altro su tutto il corpo.</p>
<p>I partecipanti reclutati per lo studio erano 248 persone, tra i 18 e i 36 anni. Le coppie e il ruolo erano formate casualmente.</p>
<p>L’encoder entrava nella stanza del laboratorio dove trovava il decodificatore bendato. I due non potevano parlarsi o emettere alcun suono. Venivano mostrate all’encoder 8 parole di emozioni scritte ciascuna su un foglio, una dopo l’altra in ordine casuale. L’encoder dopo aver visto la parola, pensava come toccare l’altro per comunicargli l’emozione che aveva visto, poi si avvicinava all’altro e lo toccava, cercando di comunicargli l’emozione che aveva letto. Questo contatto veniva filmato. Dopo l’interazione tattile, che era stato contatto sceglieva su una lista di termini pre-definita, quale meglio descriveva ciò che la persona gli aveva comunicato. La lista di termini conteneva le seguenti parole: <i>anger, disgust, fear, happiness, sadness, sympathy, love, gratitude </i>e <i>nessuno di questi termini è corretto</i>.</p>
<p>I filmati erano poi codificati da un assistente che non sapeva l’emozione che si stava cercando di comunicare. I diversi tipi di tocco codificati erano strizzare, accarezzare, strofinare, spingere, tirare, premere, dare colpetti, scuotere, pizzicare, tremolare, dare un pugno, colpire, graffiare, massaggiare, solleticare, dare uno schiaffo, sollevare, prendere, scuotere, incrociare le dita, dondolare, abbracciare. Ogni secondo veniva codificato nella sua intensità: a) assenza di contatto, b) intensità leggera, c) intensità moderata, d) forte intensità. Inoltre, veniva calcolata la durata del contatto fisico per ogni emozione. Infine, era codificata l’area del corpo dove avveniva il contatto.</p>
<p>Lo studio di Hertenstein conferma che il contatto fisico può comunicare diverse emozioni, almeno 8: rabbia, paura, felicità, tristezza, disgusto, amore, gratitudine, simpatia. Inoltre, ogni emozione è associata a un determinato comportamento di interazione tattile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.corsiecmbenessere.it/approfondimenti/contatto-fisico-la-comunicazione-delle-emozioni-2/">Il contatto fisico e la comunicazione delle emozioni</a> proviene da <a href="https://www.corsiecmbenessere.it">Corsi ECM Benessere</a>.</p>
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