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	<title>intelligenza emotiva Archivi - Corsi ECM Benessere</title>
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	<description>Corsi con crediti ECM a Padova</description>
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		<title>Massaggio neonatale: porre le basi dell&#8217;intelligenza emotiva</title>
		<link>https://www.corsiecmbenessere.it/approfondimenti/massaggio-neonatale-porre-le-basi-dellintelligenza-emotiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Nov 2017 11:13:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Perinatalità: prevenzione e ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[corso]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza emotiva]]></category>
		<category><![CDATA[massaggio neontale]]></category>
		<category><![CDATA[Padova]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.corsiecmbenessere.it/approfondimenti/massaggio-neonatale-porre-le-basi-dellintelligenza-emotiva/">Massaggio neonatale: porre le basi dell&#8217;intelligenza emotiva</a> proviene da <a href="https://www.corsiecmbenessere.it">Corsi ECM Benessere</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Durante la prima infanzia, la relazione con la madre, o con qualunque caregiver, è alla base del benessere del bambino nel breve e nel lungo termine. <strong>La relazione e l’attaccamento nella prima infanzia è mediata soprattutto attraverso i canali non verbali (voce, sguardo) e, in particolare dal tocco </strong>(Harlow, 1958; Field, 2014). Non sempre il fatto di entrare in relazione con il neonato attraverso il contatto pelle-pelle ha riscontrato l’attenzione necessaria, tanto che per alcuni decenni del secolo scorso, anche il semplice prenderlo in braccio veniva associato al viziare il bambino tramite le coccole. Oggi sappiamo, invece, che il contatto fisico in tenera età ha effetti molto profondi e importanti:</p>
<ol>
<li>correla positivamente con la salute fisica e lo sviluppo cognitivo dei neonati nel breve e nel lungo termine</li>
<li>è un canale comunicativo fondamentale tra la madre e il bambino</li>
<li>è un mezzo per l’instaurarsi di un attaccamento sicuro.</li>
</ol>
<h3>Obiettivi generali del massaggio neonatale</h3>
<p>Le tecniche di massaggio infantile che si sono sviluppate in Italia e nel mondo, si pongono diversi obiettivi:</p>
<ol>
<li>sviluppare nel bambino la <strong>consapevolezza del proprio corpo</strong>: il massaggio, andando a stimolare diverse parti del corpo, porta il neonato ad avere sensazioni diverse derivanti dall’essere toccato dalla mamma e questo gli permette di cominciare a distinguere le aree corporee da cui derivano tali sensazioni e a riconoscerle. Distinguere e saper descrivere le proprie sensazioni corporee è una delle basi fondamentali dell’intelligenza emotiva (Ciarrochi, 2006).</li>
<li><strong>Sviluppare la relazione madre-bambino</strong>. È stato notato come il prendere in braccio il neonato, il toccarlo e l’accarezzarlo, aumenta la soddisfazione della madre nei confronti del figlio e migliora la qualità e la quantità di tempo che trascorre con lui. Inoltre, i bambini più “toccati” sorridono di più e piangono di meno, entrando in maggiore sintonia con la madre e sviluppando un attaccamento più sicuro (Field, 2014).</li>
<li><strong>Intervenire sulla depressione post-partum</strong>: le mamme depresse che partecipano ad un corso di massaggio infantile, migliorano le loro capacità relazionali con il bambino, imparando a guardarlo, parlarci, toccarlo (Onozawa et al., 2001).</li>
</ol>
<h3>Promuovere l’intelligenza emotiva attraverso il tocco massaggio integrato neonatale</h3>
<p><strong>Il Tocco massaggio integrato neonatale è stato sviluppato a partire dal Neo-Funzionalismo (Rispoli, 2010), integrando le tecniche di massaggio al neonato con le proprietà comunicative del tocco, per agire non solo su un piano muscolare e posturale, ma anche emotivo e cognitivo (Rizzi et al., 2011)</strong>. Questa integrazione è motivata dal rischio che i protocolli standard di massaggio neonatale possano diventare emotivamente freddi e distaccati, difficilmente fruibili nella quotidianità della vita dei neo-genitori. Nell’interazione quotidiana col proprio bambino, infatti, in base al momento e al contesto (interno ed esterno), ci sono diversi colori emotivi che caratterizzano la relazione e questo modifica anche il modo di toccare, di massaggiare, di interagire su un piano non verbale. Così, a partire dal Tocco massaggio Integrato e dalla comunicazione non verbale (Rizzi et al., 2011; Hertenstein, 2006; Field, 2014), dalla Mindfulness e dall’intelligenza emotiva (Ciarrochi et al., 2006), è stato ideato un corso di tocco massaggio integrato neonatale “tematico”, dandogli il nome “<em>Col tocco ti racconto i colori della vita</em>”.</p>
<p>Dalla tenerezza, al gioco, dalla voglia di lasciarsi andare fino ad arrivare allo stupore nella scoperta: <strong>“Col tocco ti racconto i colori della vita” vuole essere un’occasione per un primo training di intelligenza emotiva rivolto alle neo-mamme. </strong></p>
<p>Durante il training, ad ogni incontro <strong>si insegnano alle mamme diversi modi di massaggiare e toccare i loro bambini sulla base delle emozioni che si vogliono evocare</strong>: accarezzare, sfiorare, massaggiare, baciare, solleticare sono alcuni dei modi di toccare che, come suggerisce Hertenstein (2006), esprimono emozioni. Inoltre, per un’espressione emotiva integrata su tutti i piani, ad ogni incontro si invitano le mamme anche a muoversi e a modulare la voce con i loro bambini: nella sessione della calma si suggerisce alle mamme di muoversi lentamente, socchiudendo gli occhi, a usare una voce sussurrata; in una sessione di gioia, con una musica di sottofondo allegra e ben ritmata, si invitano le mamme a danzare con i loro piccoli e così via.</p>
<p>La ricchezza e l’unicità del training sta nel ruolo del conduttore che, durante ogni sessione, presta attenzione non tanto a come vengono svolte le diverse tecniche, ma alle capacità della madre di rispondere ai diversi contesti emotivi a cui è esposta. Ballare sarà difficile per una mamma depressa, come lo sarà socchiudere gli occhi e lasciarsi andare in un movimento lento e ripetitivo per una mamma agitata<strong>. Il corso diventa un’occasione per diventare consapevoli delle proprie risposte automatiche che influenzano la vita di tutti i giorni</strong>. Inoltre, attraverso il modellamento, il rinforzo e la promozione di comportamenti nuovi da parte del trainer, le mamme hanno l’occasione di sperimentare nuove risposte che non siano di evitamento o che sostituiscano quelle automatiche rigide e disadattive.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Basi teoriche su cui si fonda il TMIN</h3>
<p>Harlow: Le basi teoriche su cui si fonda il TMIN partono dagli studi di Harlow che aveva notato come il contatto fisico fosse fondamentale per i mammiferi, in particolare per le scimmie. Nel suo esperimento del 1958, Harlow costruì dei surrogati di mamma-scimmia manipolando due variabili: di cosa era costituita (rete metallica o tessuto morbido) e se forniva latte (presenza di un biberon o meno). I cuccioli di scimmia tendevano a preferire il contatto con la “madre” di tessuto piuttosto indipendentemente dal fatto che fornisse latte, dimostrando come il contatto corporeo sia un bisogno necessario da soddisfare durante l’infanzia. Inoltre, da tale studio emerse che i cuccioli che non avevano un contatto diretto con il corpo della madre sviluppavano da adulti notevoli difficoltà nell’entrare in relazione con gli altri, soprattutto durante le fasi della riproduzione.</p>
<p>Hertenstein: L’universalità dell’importanza del contatto fisico è stata rilevata anche da Hertenstein che si è dedicato allo studio del tocco nella relazione con l’altro cercando di comprendere meglio quale sia la sua funzione comunicativa. Dai suoi studi è emerso che l’espressione e la comunicazione delle emozioni attraverso il contatto fisico è qualcosa che accomuna tutti gli esseri umani: i partecipanti ai suoi esperimenti, pur non conoscendosi tra loro e pur essendo di nazionalità diverse, riuscivano a decodificare le emozioni espresse attraverso diverso modi di essere toccati, a seconda della pressione esercitata, della durata, della velocità e di atre caratteristiche descritte dall’autore (Hertenstein et al., 2006).</p>
<p>Field: L’efficacia del massaggio infantile è stata dimostrata anche dagli studi di Tiffany Field sui bambini nati prematuramente. Gli studi della Field hanno messo in luce come il tocco e il massaggio durante i primi giorni di vita abbiano effetti positivi non solo da un punto di vista relazionale ma anche fisiologico: i neonati prematuri che vengono sottoposti a sedute di massaggio per 45 minuti al giorno (15 minuti per tre volte), hanno una permanenza in ospedale inferiore rispetto agli altri prematuri e parametri medici molto più nella norma (Field et al., 2010; Field, 2014).</p>
<p>Ciarrochi: Questo autore australiano ha unito la mindfulness e l’intelligenza emotiva dando forma al Mindfulness-based emotional intelligence training (Ciarrochi et al., 2006). Con le radici teoriche nella Relational Frame Theory, questo training è basato sull’imparare a fare spazio alle sensazioni corporee anche spiacevoli nella direzione di “disattivare” quel pilota automatico che ci spinge ad evitare o ci tiene bloccati dall’andare nella direzione di ciò che per noi è importante. Questo training risulta particolarmente rilevante per imparare a usare il linguaggio in modo efficace.</p>
<p>Rispoli: L’integrazione di tecniche di movimento, musica, espressione attraverso il tono di voce, tocchi diversi per creare un’esperienza emotiva durante le sessioni di intervento ha le sue origini nel Neo-Funzionalismo, teorizzato da Rispoli. Questo modello teorico è importante perché insegna a guardare il comportamento della persona su diversi piani: i movimenti, le posture, lo sguardo, il respiro, le espressioni facciali, diventano tutti indici importanti per guidare la persona ad andare oltre le proprie rigidità e stereotipie e approcciare l’esperienza proposta interamente e in modo pieno.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><iframe title="&#8220;Corsi ECM di psicologia perinatale &#8211; Massaggio neonatale e in gravidanza&#8221; &#8212; Corsi ECM Benessere" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  src="https://www.corsiecmbenessere.it/corsi-ecm/accompagnamento-nella-perinatalita/embed/#?secret=Bsi9GntKga" data-secret="Bsi9GntKga" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<h3>Bibliografia</h3>
<p>Ciarrochi, J., &amp; Blackledge, J. T. (2006). Mindfulness-based emotional intelligence training: A new approach to reducing human suffering and promoting effectiveness. In <em>Emotional intelligence in everyday life</em>, 206-228.</p>
<p>Field, T., Diego, M., &amp; Hernandez-Reif, M. (2010). Preterm infant massage therapy research: a review. <em>Infant Behaviour and Development</em>, <em>33</em>(2), 115-124.</p>
<p>Field, T. (2014). <em>Touch</em>. MIT press.</p>
<p>Harlow, H. F. (1958). The nature of love. <em>American psychologist</em>, <em>13</em>(12), 673.</p>
<p>Hertenstein, M. J., Keltner, D., App, B., Bulleit, B. A., &amp; Jaskolka, A. R. (2006). Touch communicates distinct emotions. <em>Emotion</em>, <em>6</em>(3), 528.</p>
<p>Onozawa, K., Glover, V., Adams, D., Modi, N., &amp; Kumar, R. C. (2001). Infant massage improves mother–infant interaction for mothers with postnatal depression. <em>Journal of Affective Disorders</em>, <em>63</em>(1), 201-207.</p>
<p>Rispoli, L. (2010). <em>Il manifesto del Funzionalismo Moderno</em>. SEF edizioni.</p>
<p>Rizzi, G., Rizzi, L., &amp; Casetta, L. (2011). <em>Il tocco massaggio Funzionale Integrato</em>. Upsel Domeneghini Editore.</p>
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		<title>Emozioni: quali sono?</title>
		<link>https://www.corsiecmbenessere.it/approfondimenti/comunicazione-ed-emozioni/emozioni-quali-sono/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jan 2018 07:53:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione ed emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza emotiva, infanzia e adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[approccio categoriale]]></category>
		<category><![CDATA[approccio dimensionale]]></category>
		<category><![CDATA[approccio prototipico]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza emotiva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scienza della psicologia ancora non è riuscita a fare un elenco definitivo di quali sono le emozioni. Tuttavia, una grande varietà di studi su questo tema può essere riassunta<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.corsiecmbenessere.it/approfondimenti/comunicazione-ed-emozioni/emozioni-quali-sono/">Emozioni: quali sono?</a> proviene da <a href="https://www.corsiecmbenessere.it">Corsi ECM Benessere</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La scienza della psicologia ancora non è riuscita a fare un elenco definitivo di quali sono le emozioni. Tuttavia, una grande varietà di studi su questo tema può essere riassunta in <strong>tre modi di descrivere le emozioni</strong>: <strong>l’approccio categoriale, quello dimensionale, quello prototipico</strong>.</p>
<h2>L&#8217;approccio categoriale &#8211; Inside OUT</h2>
<p>Il primo, l’approccio categoriale, è alla base del film <em>Inside Out</em> della Pixar del 2015 e si basa sui concetti di emozioni di base e di emozioni complesse (Ekman, 1992; Izard, 1991; Oatley, 1992; Plutchik, 1994).</p>
<p><strong>Le emozioni di base, o primarie</strong> <strong>hanno una determinata funzione di sopravvivenza per l’individuo</strong>, sono riscontrabili in tutte le culture, appaiono presto nello sviluppo, sono associate a particolari pattern di modificazioni fisiologiche, possono essere distinte nei primati e sono contraddistinte da particolari espressioni facciali. <strong>Le emozioni secondarie o complesse, invece, sono una mescolanza di quelle di base</strong> (Plutchik, 1994) e derivano da particolari elaborazioni cognitive delle prime (Oatley, 1992).</p>
<p>Un punto critico dell’approccio categoriale è che ogni studioso che ha cercato di individuare le emozioni di base ha proposto un suo elenco, diverso da quello di tutti gli altri. Nonostante ciò, diversi studiosi delle emozioni citano almeno <strong>cinque emozioni di base: la gioia, la tristezza, la rabbia, la paura e il disgusto, le stesse scelte come protagoniste in <em>Inside Out. </em></strong>Una curiosità a questo proposito è che la Pixar per creare i personaggi delle emozioni ha chiesto la supervisione di Ekman e di Keltner, due dei maggiori studiosi a livello mondiale delle emozioni. In <em>Inside Out </em>ogni dettaglio ha una base nella psicologia: rimanendo nel tema delle emozioni di base e complesse, quando Gioia e Tristezza insieme prendono il controllo della console e creano un vissuto di tenerezza (metà giallo e metà blu), si fa riferimento alla teoria delle emozioni complesse di Plutchik del 1994.</p>
<p><a href="https://www.corsiecmbenessere.it/wp-content/uploads/2018/01/inside-out-approccio-categoriale.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-1781" src="https://www.corsiecmbenessere.it/wp-content/uploads/2018/01/inside-out-approccio-categoriale-1024x341.jpg" alt="emozioni inside out - approccio categoriale" width="1024" height="341" /></a></p>
<h2>L&#8217;approccio dimensionale &#8211; Big Hero 6</h2>
<p>L’approccio dimensionale, invece, cerca di identificare le emozioni sulla base di un piccolo numero di dimensioni, o <strong>caratteristiche, come la valenza, l’attivazione e la potenza</strong> (Spencer, 1890; Wundt, 1897; Woodworth, 1938; Schlosberg, 1941).  Il pioniere da cui ha avuto inizio gran parte della ricerca che ha utilizzato questo tipo di approccio è stato Russell (1980) che ha introdotto il modello circomplesso. Secondo l’autore le emozioni definite dal linguaggio possono essere disposte su uno spazio definibile da tre dimensioni che sono la piacevolezza, l’arousal (termine col quale si intende l’attivazione fisiologica di un individuo) e la combinazione di piacevolezza ed arousal. Il modello di Russell (1980) mette in luce due importanti caratteristiche delle emozioni. La prima è che queste variano nel loro grado di similarità e la seconda è che alcune emozioni possono essere considerate come bipolari (ad esempio felice, triste). Gli approcci dimensionali sono stati utilizzati nella ricerca per evidenziare le modificazioni graduali delle emozioni presenti, ad esempio, durante l’ascolto di un brano musicale. <strong>Questo approccio è utile per insegnare a notare e a descrivere l’intensità dell’emozione provata.</strong> Un altro film d’animazione della Pixar, <strong><em>Big Hero 6</em> del 2014, fa riferimento all’approccio dimensionale nel momento in cui Baymax, il robot bianco che fa da assistente sanitario al protagonista Hero, chiede l’intensità del dolore percepito in una scala da 1 a 10</strong>.</p>
<p><a href="https://www.corsiecmbenessere.it/wp-content/uploads/2018/01/baymax-approccio-dimensionale.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-1780" src="https://www.corsiecmbenessere.it/wp-content/uploads/2018/01/baymax-approccio-dimensionale-1024x429.jpg" alt="emozioni baymax approccio dimensionale" width="1024" height="429" /></a></p>
<h2>L&#8217;approccio prototipico</h2>
<p>Il terzo approccio è chiamato prototipico ed è basato sull’idea che il <strong>linguaggio mostra come le persone concettualizzano e categorizzano le informazioni</strong>, teoria proposta da Rosch nel 1978. Un concetto prototipico è un’immagine astratta che combina le caratteristiche più rappresentative di una categoria e serve come punto di riferimento cognitivo rispetto al quale gli altri elementi vengono categorizzati. Ad esempio il pastore tedesco è più vicino all’immagine prototipica di cane rispetto ad un bassotto. Così nell’approccio prototipico esistono emozioni come la gioia o la tristezza più rappresentative della categoria delle emozioni, rispetto ad altre, come la gelosia. <strong>L’approccio prototipico è un compromesso tra l’approccio dimensionale e quello categoriale.</strong> Un esempio di struttura prototipica delle emozioni è mostrata nella figura 2 (Shaver, 1987).</p>
<p>La dimensione verticale della struttura mette in luce l’organizzazione gerarchica delle categorie. Il livello più generale è quello superordinato e definisce la valenza positiva o negativa delle categorie subordinate ad esso. Il livello medio è quello prototipico nel quale sono presenti le emozioni più rappresentative, e alla fine c’è il livello subordinato che contiene le emozioni legate ad un particolare prototipo. La dimensione orizzontale mette invece in luce le relazioni esistenti tra i membri della stessa categoria prototipica (Shaver e altri, 1987).</p>
<p>Anche questo modello è utile nella psicologia clinica: <strong>insegnare a descrivere con termini di livello gerarchicamente sempre più basso e accurato le diverse emozioni sarebbe alla base della capacità di rappresentare i propri stati interni e poterli guardare con maggiore distanza, per non esserne sopraffatti</strong> (Vedi esercizio Etichettare le emozioni di Germer, 2009). Il training rivolto a questo scopo insegna al paziente a etichettare inizialmente il proprio stato interno con una emozione prototipica come “rabbia“, poi lo invita a distinguere le diverse sfumature della rabbia, come il fastidio, l’ira, l’ostilità e così via. <strong>Questo processo linguistico promuove lo sviluppo della consapevolezza, intesa come capacità di integrare tra loro più informazioni provenienti da canali sensoriali diversi e metterle in relazione con informazioni contestuali di tipo temporale, gerarchico, causale, ecc</strong>.</p>
<p><strong>Un’altra attenzione linguistica utile quando si lavora con le emozioni è non etichettarle come buone e cattive o positive e negative, per non sviluppare la falsa credenza che sperimentare alcune emozioni sia “male“ e che di conseguenza siano da evitare.</strong> Le emozioni, invece, per definizione sono tutte adattive e di conseguenza utili per la sopravvivenza (nell’ambiente fisico e sociale). Alla base di molti disagi psicologici c’è la seguente catena di derivazioni logiche: “X è un’emozione negativa, chi prova X non è OK, io provo X quindi non sono OK, per essere OK non devo provare X“ (Ciarrochi, 2014). Per interrompere questa catena “logica“ ed estremamente dannosa, è importante validare l’emozione provata, qualunque essa sia, descrivendola e dandole un nome.</p>
<p><a href="https://www.corsiecmbenessere.it/wp-content/uploads/2018/01/emozioni-positive-negative-vs-piacevoli-spiacevoli.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-1782" src="https://www.corsiecmbenessere.it/wp-content/uploads/2018/01/emozioni-positive-negative-vs-piacevoli-spiacevoli-1024x701.jpg" alt="emozioni positive negative vs piacevoli spiacevoli" width="1024" height="701" /></a></p>
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