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	<title>empatia Archivi - Corsi ECM Benessere</title>
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		<title>Che differenza c&#8217;è tra mindfulness e compassione?</title>
		<link>https://www.corsiecmbenessere.it/approfondimenti/mindfulness-e-benessere/differenza-ce-mindfulness-compassione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Nov 2017 09:06:34 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Mindfulness e Benessere]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.corsiecmbenessere.it/approfondimenti/mindfulness-e-benessere/differenza-ce-mindfulness-compassione/">Che differenza c&#8217;è tra mindfulness e compassione?</a> proviene da <a href="https://www.corsiecmbenessere.it">Corsi ECM Benessere</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La<strong> Mindfulness è una semplice e potente pratica per imparare a dirigere la propria attenzione in modo consapevole</strong>. È semplice perché è un modo di porre attenzione nel qui ed ora (ad esempio a sensazioni, pensieri ed emozioni) in un modo non giudicante (Kabat-Zinn, 1994). È potente perché può interrompere l’abitudine di perdersi nei propri pensieri, spesso riguardanti il futuro o il passato, che talvolta generano più stress di quanto in realtà lo producano le pressioni della vita di tutti i giorni. La mindfulness ha le sue origini nella meditazione Vipassana che vuole sviluppare la consapevolezza e la comprensione della natura della realtà così com’è, attraverso un atto di percezione non mediato dai pensieri e una comprensione profonda di quello che sta accadendo nel momento in cui accade. La mindfulness è stata importata in Oriente da Kabat-Zinn, che l’ha impiegata dagli anni Ottanta presso l’Health Care and Society dell’University of Massachusetts per intervenire sullo stress e sul dolore cronico.</p>
<p>Un esercizio di mindfulness si compone prestando attenzione ad una “ancora” (ad esempio il proprio respiro o una qualsiasi stimolazione sensoriale, come la fiamma di una candela), poi si nota che arrivano dei distrattori (pensieri, immagini, sensazioni o emozioni) e si impara a lasciarli andare, per tornare a rifocalizzarsi sull’ancora iniziale. Questa sequenza è ripetuta più volte durante un esercizio.</p>
<p><strong>La compassione è stata definita come il desiderio o l&#8217;impulso ad alleviare la sofferenza in un altro essere vivente (Wolf &amp; Serpa, 2015)</strong>. Se la sofferenza è nella propria vita e si cerca di alleviare il proprio dolore, invece, si parla di auto-compassione. Keltner, Marsh e Smith (2010), sulla base di ricerche sul comportamento di aiuto reciproco nei ratti (Decety, 2010) o nei bambini troppo piccoli per aver appreso il comportamento &#8220;educato&#8221; per imitazione (Hepach, Vaish, &amp; Tomasello, 2013), hanno parlato di istinto compassionevole per mettere in luce come la compassione sia un aspetto fondamentale e geneticamente determinato del nostro essere animali sociali. Questo implica che<strong> esiste un innato istinto alla compassione in ognuno di noi</strong>. Un ulteriore conferma di ciò è che le persone che agiscono in modo compassionevole hanno livelli di infiammazione più bassi (Fredrickson et al. 2013) e vivono più a lungo (Brown et al. 2009). In altre parole, riportando una frase del Dalai Lama, &#8220;L&#8217;amore e la compassione sono necessità, non un lusso. Senza di esse, l&#8217;umanità non può sopravvivere&#8221;.</p>
<p><strong>La compassione non è sinonimo di empatia</strong>, anche se spesso in letteratura i due termini non vengono distinti. <strong>L&#8217;empatia è il risultato di una risposta automatica da parte dei neuroni specchio</strong>, che, quando l&#8217;individuo osserva un comportamento o un&#8217;emozione in un altro, si attivano nella stessa area responsabile del comportamento o dell&#8217;emozione dell&#8217;altro (Di Pellegrino, Fadiga, Fogassi, Gallese &amp; Rizzolati, 1992). <strong>L&#8217;empatia è il sentire dolore mentre un altro individuo soffre, senza potersi difendere in alcun modo. L&#8217;empatia può sovrastarci facilmente perché è una reazione automatica che, in qualche modo, subiamo. La compassione invece è una scelta consapevole di compiere un&#8217;azione per alleviare il dolore altrui e ci protegge, così, dall&#8217;essere sovrastati dalla risposta empatica automatica dei nostri neuroni  specchio</strong>. In altre parole, è l&#8217;empatia che porta il caregiver al burn-out, non la compassione (Klimecki, Ricard &amp; Singer, 2013).</p>
<p>Che differenza c&#8217;è tra mindfulness e compassione? La mindfulness implica il raccogliere l&#8217;esperienza così com&#8217;è, senza esserne coinvolti e senza giudizio. La compassione, invece, è un&#8217;azione diretta verso qualcosa o qualcuno per alleviarne il dolore, comune a tutti gli esseri viventi. La compassione è il desiderio di fare qualcosa, anche solo una piccola cosa, come un sorriso o una parola di conforto. Possiamo dire, quindi, che la mindfulness è lo stare con l&#8217;esperienza, mentre la compassione è abbracciarla.</p>
<p>Un&#8217;altra differenza tra mindfulness e compassione è che la mindfulness è &#8220;rinfrescante&#8221;, ci aiuta a rimanere razionali anche in contesti emotivamente salienti. La compassione, invece, è associata al &#8220;cuore&#8221;, a una qualità dell&#8217;esperienza denotata da calore, vicinanza, contatto.</p>
<p><strong>La mindfulness e la compassione sono state descritte come due ali: si ha bisogno di entrambe per poter volare (Wolf &amp; Serpa, 2015).</strong></p>
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