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	<title>Laura Casetta, Autore a Corsi ECM Benessere</title>
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	<link>https://www.corsiecmbenessere.it/author/laura-casetta/</link>
	<description>Corsi con crediti ECM a Padova</description>
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		<title>Perché la musica suscita emozioni immagini e ricordi?</title>
		<link>https://www.corsiecmbenessere.it/approfondimenti/perche-la-musica-suscita-emozioni-immagini-ricordi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 0015 11:55:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[immagini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La musica è un suono complesso che ha la capacità di suscitare emozioni, immagini e ricordi. A partire dagli studi di Sloboda, ricercatore &#8220;pianista&#8221; che da più di 30 anni<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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<p>La musica è un suono complesso che ha la capacità di suscitare emozioni, immagini e ricordi. A partire dagli studi di Sloboda, ricercatore &#8220;pianista&#8221; che da più di 30 anni scrive sul tema, è possibile individuare come il suono &#8220;musicale&#8221; viene elaborato in varie aree del cervello, da quelle più arcaiche (come il tronco encefalico) a quelle più evolute (come la neocorteccia).</p>
<h2>Quali sono i meccanismi che suscitano le emozioni?</h2>
<p>Le più importanti caratteristiche acustiche di un brano musicale sono colte dal <strong>tronco encefalico</strong>, attraverso lo stesso meccanismo per cui i suoni improvvisi, come la caduta di un oggetto, producono un’attivazione del sistema nervoso centrale. La risposta generata dal tronco encefalico è veloce e automatica ed è alla base di emozioni come la paura o lo stupore, o più precisamente, la reazione di startle.</p>
<p>Un altro meccanismo si chiama <strong>contagio emotivo:</strong> l’ascoltatore percepisce in automatico le strutture della musica e le “mima” internamente, attraverso la mediazione dei neuroni specchio. Poiché la musica ha delle caratteristiche comuni con la voce, mimando una melodia con un ritmo veloce, un timbro aspro e una intensità alta, il cervello &#8220;emotivo&#8221; riconoscerà la rabbia.  In altre parole, <strong>la musica suscita emozioni poiché è caratterizzata da quelle stesse strutture che sono presenti anche nel linguaggio parlato e che permettono di esprimere le emozioni</strong> (Juslin &amp; Laukka, 2003).</p>
<h2>Perché la musica suscita immagini?</h2>
<p>L’immaginazione visiva è uno dei processi che permette di evocare emozioni tramite la musica, ed è stato dimostrato che i brani musicali sono particolarmente efficaci nell’indurre immagini visive (Obsorne, 1980; Quittner &amp; Glueckauf, 1983). Non è ancora chiara l’esatta natura di questo processo ma sembra che coloro che ascoltano i brani concettualizzino la struttura musicale attraverso una corrispondenza metaforica non verbale tra la musica e gli <strong>schemi di immagini radicati nell’esperienza corporea</strong> (Blonde, 2006; Lakoff &amp; Jhonson, 1980).  Secondo Obsorne (1989) ci sono dei temi che ricorrono nelle immagini evocate dalla musica, come la natura, ad esempio sole, cielo, mare, oppure le esperienze extra corporee, ad esempio fluttuare nello spazio, ma questi risultati sono probabilmente influenzati da un particolare stile musicale utilizzato nella ricerca sopracitata. Certe caratteristiche del brano infatti sono efficaci nello stimolare vivide immagini come ad esempio la ripetizione, la prevedibilità in elementi melodici, armonici e ritmici, e il tempo lento (McKinner &amp; Timms, 1995). Le immagini visive in rapporto con la musica sono state studiate e approfondite soprattutto nel contesto della musicoterapia (Toomey, 1996-1997). Helen Bonny infatti ha sviluppato il metodo “<i>Giuded Imagery and Music</i>” (GIM) , in cui il soggetto è invitato a condividere le immagini che sta vedendo in tempo reale durante una sequenza pre- programmata di brani musicali.</p>
<h2>Perché la musica evoca ricordi?</h2>
<p>Spesso ascoltiamo musica mentre guardiamo un film, mentre siamo in macchina o lavoriamo, durante un incontro con qualcuno. Questo fa sì che a distanza di tempo un particolare brano musicale potrà rievocare in noi il periodo o l&#8217;episodio associato: la canzone dell&#8217;estate della maturità, il brano di un certo film. Quando vengono evocati dei ricordi, automaticamente vengono evocate anche le emozioni collegate a quei particolari ricordi (Baumgartner, 1992). Secondo Lang (1979) i ricordi evocati dalla musica sono legati soprattutto alle relazioni sociali, ma in realtà, coinvolgono qualsiasi tipo di evento come per esempio una vacanza, un concerto musicale, la vittoria di un incontro di calcio, la morte di un nonno o i ricordi d’infanzia (Baugmartner, 1992). Nei bambini la capacità di ricordare tramite la memoria episodica si sviluppa lentamente durante gli anni pre-scolari mentre negli anziani è il primo tipo di memoria che comincia a peggiorare durante l’invecchiamento. <strong>La memoria episodica si riferisce sempre ad un ricordo cosciente di un evento già vissuto. Le reazioni emotive alla musica riguardanti la memoria episodica coinvolgono più comunemente eventi della giovinezza e dell’età adulta rispetto ad altri periodi della vita.</strong> Di conseguenza la nostalgia è il tipo di risposta emotiva più comune (Sloboda &amp; O’ Neill, 2001).</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La sessualità in gravidanza</title>
		<link>https://www.corsiecmbenessere.it/approfondimenti/la-sessualita-gravidanza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Sep 2016 11:03:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Perinatalità: prevenzione e ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[postpartum]]></category>
		<category><![CDATA[sessualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sessualità viene esperita da ogni coppia durante il periodo perinatale in modo diverso ed è possibile osservare una grande variabilità tra una coppia e l&#8217;altra. L&#8217;attività sessuale dei neo-genitori<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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<p>La sessualità viene esperita da ogni coppia durante il periodo perinatale in modo diverso ed è possibile osservare una grande variabilità tra una coppia e l&#8217;altra. L&#8217;attività sessuale dei neo-genitori in attesa è un argomento importante sia per medici che per gli psicologi. Da un lato, l’attività sessuale potrebbe costituire un fattore di rischio durante la gravidanza, mentre dall’altra parte l’attività sessuale può essere una risorsa psicologica in grado di migliorare la qualità della vita dei due partner tra cui il modo di stare in relazione.</p>
<p>L&#8217;idea generale è che non esiste una regola su come o cosa sia giusto fare (sessualmente parlando) nel periodo perinatale; piuttosto esiste un modo di vivere l&#8217;intimità che, se flessibile, si &#8220;aggiusta&#8221; sui cambiamenti che la gravidanza e il parto comportano, mantenendo inalterata la &#8220;qualità&#8221; che nutre il rapporto di coppia (ad esempio, la tenerezza, il gioco, la vicinanza). In alcuni casi, invece, la sessualità è vissuta in modo rigido, si basa su regole (ad esempio &#8220;è giusto avere 2 rapporti alla settimana&#8221;, &#8220;la sessualità deve prevedere il coito e l&#8217;orgasmo&#8221;, etc) per cui, nel momento in cui cambia il contesto, crolla la vita sessuale con conseguenze sulla relazione di coppia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>La fisiologia genitale e la reattività sessuale</i></p>
<p>La vasocongestione genitale nella donna durante l’eccitazione sessuale è intensificata durante il primo e secondo trimestre di gravidanza, mentre nel terzo semestre si può osservare una vasocongestione generalizzata che è influenzata solo in parte dall’eccitazione sessuale. Questo comporta che la lubrificazione e l’orgasmo siano generalmente intensificati, anche se a volte l&#8217;orgasmo può essere accompagnato da crampi. Nel terzo trimestre, le contrazioni vaginali sono deboli e talvolta si verificano spasmi muscolari tonici. Nelle prime 6-8 settimane dopo il parto e durante l’allattamento, l’eccitazione sessuale delle donne è fisiologicamente ridotta, le pareti della vagina sono più sottili e l’orgasmo è meno intenso; le donne che allattano possono secernere  latte durante l&#8217;orgasmo. Tre mesi dopo il parto e con l&#8217;interruzione dell’allattamento questi cambiamenti regrediscono e alcune donne in seguito a questo periodo sperimentano l’orgasmo più intenso di prima (Masters &amp; Johnson, 1996). Nella ripresa dell&#8217;attività sessuale le donne generalmente percepiscono la loro tonia vaginale immodificata o più stretta (11-20); 3-4 mesi dopo il parto la tonia è in gran parte percepita come invariata rispetto a prima della gravidanza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Soddisfazione sessuale, orgasmo e problemi sessuali</i></p>
<p>Prima della gravidanza il 76-79% delle donne provano piacere durante il rapporto (7-21% per niente); nel primo trimestre di gravidanza il  59%, nel secondo il 75-85% e nell’ultimo il 40-41% (16,17,24,33). Prima della gravidanza, nelle donne di circa 30 anni, l’incidenza dell’orgasmo varia attorno al 51-87% mentre il 10-26% rimangono anorgasmiche durante tutta la loro vita. Durante il post parto il primo orgasmo si verifica in media dopo 7 settimane in un range che varia da 2 a 18 settimane. La velocità relativa al raggiungimento dell’orgasmo e la modalità di raggiungimento rispetto al periodo precedente la gravidanza rimane invariato.</p>
<p>Il problema più diffuso in gravidanza è la paura di danneggiare il feto durante l’attività sessuale. Questa paura inibisce circa ¼ delle madri e almeno ¼ degli uomini (che talvolta hanno paura di ferire anche la partner). La dispareunia (l&#8217;avere rapporti sessuali dolorosi) colpisce il 22-50% delle donne in gravidanza. mentre il  12% ne soffriva anche prima. Nel terzo trimestre, un numero alto di donne sono anche irritate dalle contrazioni orgasmiche uterine (6-62%), dalla difficoltà di trovare una posizione (12-20%), da una mancanza di attrazione sessuale (4-20%) o sono preoccupate per la soddisfazione sessuale del coniuge (35-88%).</p>
<p>Per la maggior parte delle coppie, l’attività sessuale dopo la gravidanza è problematica. Solo il 14% delle donne e il 12% degli uomini dichiara di non aver problemi sessuali dopo il parto. Circa il 64% delle madri e il 19-64% dei padri hanno paura della ripresa dell&#8217;attività sessuale (30). Più della metà delle donne prova un’esperienza di dolore durante il primo rapporto dopo il parto e a 13 mesi dopo il parto il 22% delle donne hanno ancora problemi sessuali. Il 57% delle donne sono preoccupate per la soddisfazione del partner. Nel lungo termine, l&#8217;attività sessuale di almeno ⅓ delle coppie peggiora e diventa evidente 3-4 anni dopo la nascita del bambino. Allo stesso tempo ¼ delle madri riporta un intensificarsi della loro vita sessuale dopo la nascita (10,58).</p>
<p>Da circa ¼ a ½ delle donne incinte si sentono meno attraenti rispetto a prima, mentre il 12% si sentono più attraenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Conclusioni</i></p>
<p>Il periodo perinatale implica stress e può comportare degli effetti negativi sulla sintonia e il benessere di coppia. Per questo motivo, soprattutto nel periodo post-natale, può essere d&#8217;aiuto consultare uno psicoterapeuta che lavora con le coppie. Suggeriamo pertanto al personale sanitario di non sottovalutare il disagio psicologico (&#8220;è normale, poi passa&#8221;) ma di considerare la possibilità di inviare le coppie in difficoltà (che riportano problemi nella sessualità o nella comunicazione) ad un professionista di fiducia, che possa offrire un aiuto, un sostegno o una alternativa valida per affrontare il malessere.</p>
<p>I disturbi sessuali possono emergere sotto forma di scarso desiderio da parte della donna. Sicuramente è possibile che una componente del disagio sia di origine ginecologica, come ad esempio il dolore durante il rapporto dovuto all&#8217;episiotomia, o la secchezza vaginale conseguente ai livelli ormonali, o le infezioni al seno che talvolta compaiono durante l&#8217;allattamento. Ma, poiché molti disturbi sessuali persistono nel post-partum anche per mesi o anni dopo che questi problemi sono stati risolti, diventa necessario o altamente consigliato un confronto con un professionista. I disturbi sessuali che si trascinino per un lungo periodo sono spesso correlati a litigi nella coppia (spesso su argomenti che non riguardano la sessualità, come i lavori di casa). Questo mette in moto circoli viziosi basati sull&#8217;evitamento del problema (sessuale ed emotivo) e comportano un allontanamento affettivo dei due partner che può portare alla separazione.</p>
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		<title>Gestione dei conflitti: 3 consigli per comunicare in modo efficace</title>
		<link>https://www.corsiecmbenessere.it/approfondimenti/gestione-dei-conflitti-3-consigli-comunicare-modo-efficace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 May 2017 11:52:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione ed emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[burnout]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione efficace]]></category>
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		<category><![CDATA[formazione ecm]]></category>
		<category><![CDATA[infermieri]]></category>
		<category><![CDATA[laura casetta]]></category>
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		<category><![CDATA[stress]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La gestione dei conflitti è un tema importante in tutti gli ambienti lavorativi. Ciò che spesso può fare la differenza e aiutare i professionisti a gestire i conflitti in modo efficace,<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La gestione dei conflitti è un tema importante in tutti gli ambienti lavorativi.</strong> Ciò che spesso può fare la differenza e aiutare i professionisti a gestire i conflitti in modo efficace, riducendo stress e burnout, è la <strong>comunicazione e l&#8217;intelligenza emotiva</strong>. In qualità di psicoterapeuta, interessata alla prevenzione e alla comunicazione, ho trovato interessanti questi<em> due articoli sulla comunicazione efficace e lo stress negli infermieri</em>.</p>
<h3><em>1- Stress da lavoro, in Sanità perse 30 milioni di giornate per malattia</em>, tratto da IPASVI</h3>
<p>Parla delle variabili che incidono maggiormente sullo stress lavoro correlato e sulla resilienza (capacità di gestire lo stress), mettendo in luce come lo stress ha un costo alto per l’azienda e per le persone. <strong>Tra le variabili per gestire lo stress risultano importanti quelle relazionali: ruolo, chiarezza, organizzazione, condivisione tra colleghi</strong>. L’articolo si conclude con una rassegna di strategie per la prevenzione. Leggi l’articolo: <a href="http://bit.ly/ipasvi-costi-stress">http://bit.ly/ipasvi-costi-stress</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_959" style="width: 540px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.corsiecmbenessere.it/wp-content/uploads/2017/05/tired.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-959" class="size-full wp-image-959" src="http://www.corsiecmbenessere.it/wp-content/uploads/2017/05/tired.jpg" alt="http://bit.ly/infermieri-stress-immagine" width="530" height="339" /></a><p id="caption-attachment-959" class="wp-caption-text">http://bit.ly/infermieri-stress-immagine</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h3><em>2. Infermieri oggi…tra stress, conflitti e gestione delle emozioni </em>tratto da Infermieristicamente</h3>
<p>Parla di burnout e sovraccarico lavorativo che talvolta si manifestano in <strong>conflitti interni e difficoltà comunicative</strong>. L’articolo pone l’accento su come intervenire su un piano organizzativo e comunicativo per attingere alle <strong>risorse</strong> e mantenere la motivazione lavorativa.</p>
<p>Leggi l’articolo: <span style="text-decoration: underline; color: #0000ff;">http://bit.ly/comunicazione-azienda</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riassumendo, <strong>saper comunicare tra colleghi aiuta a gestire lo stress e a vivere meglio</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Cosa puoi iniziare a fare domani per comunicare in modo efficace nell’ambiente di lavoro?</h3>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li>
<h4><span style="color: #008000;"><strong>RESPIRA</strong>: quando stai affrontando una relazione difficile, fai un respiro profondo e connettiti con te stesso prima di reagire.</span></h4>
</li>
<li>
<h4><span style="color: #008000;"><strong>DI COME TI SENTI</strong>: non accusare l’altro “in toto”, digli che il suo comportamento ti fa sentire solo, infastidito, non compreso.</span></h4>
</li>
<li>
<h4><span style="color: #008000;"><strong>SII PROPOSITIVO</strong>: suggerisci un comportamento diverso, nuovo e fattibile.</span></h4>
</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inizia oggi a comunicare in modo efficace: spesso i conflitti nascono dall’incomprensione e portano grande dolore. <strong>Pianta i primi semini della comunicazione efficace nella tua azienda!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Forse potrebbe interessarti il corso ECM <a href="http://bit.ly/2pmI3fL">&#8220;Gestire i conflitti: la comunicazione assertiva&#8221;</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">
<p>L'articolo <a href="https://www.corsiecmbenessere.it/approfondimenti/gestione-dei-conflitti-3-consigli-comunicare-modo-efficace/">Gestione dei conflitti: 3 consigli per comunicare in modo efficace</a> proviene da <a href="https://www.corsiecmbenessere.it">Corsi ECM Benessere</a>.</p>
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		<item>
		<title>Pensieri negativi: Non lasciare che rovinino la tua vita</title>
		<link>https://www.corsiecmbenessere.it/approfondimenti/pensieri-negativi-imparare-lasciarli-andare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 May 2017 14:18:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Mindfulness e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[lasciar andare]]></category>
		<category><![CDATA[laura casetta]]></category>
		<category><![CDATA[mindfulness]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri negativi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La mente: una fabbrica di pensieri negativi Hai notato che la maggior parte dei nostri pensieri sono negativi? Hanno come contenuto problemi da risolvere, giudizi su noi stessi o gli<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>La mente: una fabbrica di pensieri negativi</h2>
<p>Hai notato che la maggior parte dei nostri pensieri sono negativi? Hanno come contenuto <em>problemi da risolvere, giudizi su noi stessi o gli altri, rimuginii sul passato, dubbi sul futuro</em>… Sembra che la nostra mente non si stanchi mai di “tormentarci”.</p>
<p>E così capita che ci portiamo a casa un problema del lavoro o che ci portiamo a lavoro un problema di casa… e <strong>la mente continua con la sua trasmissione “radiofonica” di negatività durante tutto il giorno</strong>.</p>
<h2>Possiamo smettere di fare pensieri negativi?</h2>
<p>“Ma come si fa a liberarsi di questi pensieri?” mi chiedono molti clienti… beh, la risposta è che <strong>NON SI PUÒ</strong>. Fanno parte della natura stessa della nostra mente. Tutti li abbiamo. Solo lobotomizzandoci è possibile togliere i pensieri!</p>
<h2>Allora cosa possiamo fare?</h2>
<p><strong>Non dare loro peso o energia, lasciando che influenzino la nostra vita, rovinandola</strong>.</p>
<p>Immaginiamo che io stia andando a dormire e la mia mente fabbrichi il pensiero “Non faccio abbastanza attività fisica, morirò giovane…”. Questo pensiero può farmi sentire in colpa verso me stessa, inadeguata perché “pigra” e anche impaurita degli effetti negativi sulla mia salute delle mie malsane abitudini.</p>
<p>Allora per ristabilire un equilibrio interno, posso iniziare a darmi delle giustificazioni “In inverno non amo muovermi, c’è brutto tempo”, nuovi propositi “Magari domani vado a correre”, pormi domande “Devo capire perché non mi piace muovermi…” o elencare tutti i problemi cardicircolatori di cui soffrirò a breve&#8230; E così <strong>ho abboccato al pensiero e con i pensieri successivi sto dando energia, peso e potere ad esso. Mano a mano che aumenta il potere del pensiero aumenta il mio malessere</strong>.</p>
<p>Quando arriva lo stesso identico pensiero invece posso farmi delle domande utili a capire a cosa mi serve questo pensiero negativo. Una delle domande è “È un pensiero utile in questo momento? – Posso mettermi a correre ADESSO?” e se la risposta è “No – sto andando a dormire” posso lasciarlo andare, immaginando di metterlo sopra una delle auto che passano fuori dalla finestra e guardandolo allontanarsi. E ogni volta che tornerà, sorridendo posso dirgli “<em>Ciao vecchio amico, sei ancora qua? Non ho bisogno di te, ora. Grazie che vuoi motivarmi a fare qualcosa di importante per me!” e lasciarlo di nuovo andare dolcemente</em>.</p>
<h2><a href="http://www.corsiecmbenessere.it/wp-content/uploads/2017/05/abboccare-ai-pensieri-1.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-991" src="http://www.corsiecmbenessere.it/wp-content/uploads/2017/05/abboccare-ai-pensieri-1-225x300.jpg" alt="abboccare ai pensieri" width="225" height="300" /></a><br />
3 domande utili da porsi per non abboccare a tutti i pensieri negativi</h2>
<p>Quando la mente tende a intrappolarti in un pensiero, prova a porti queste 3 domande:</p>
<ul>
<li><em><strong>In questo momento posso effettivamente fare qualcosa per risolvere questo problema a cui mi mette di fronte la mente?</strong> </em>Se la risposta è no, lascia andare il pensiero, non ti serve.</li>
<li><em><strong>Questo pensiero mi aiuta ad andare dove voglio o mi ostacola?</strong></em> Se non ti aiuta (ad esempio la tua mente ti sta giudicando “non ce la farai mai”), allora lascialo andare.</li>
<li><em><strong>Cosa mi sta dicendo di importante questo pensiero?</strong></em> Il prenderti cura di te? L’essere una mamma presente? Cosa? Fai tesoro della parte importante, e lascia andare il resto.</li>
</ul>
<p>Hai l’impressione che i pensieri siano troppo potenti? Non preoccuparti, è questione di <strong>allenamento</strong>: inizia a provare a lasciare andare i pensieri più “leggeri” e piano piano riuscirai a lasciar andare anche quelli pesanti. L’allenamento richiede tempo e impegno, ma funziona – sempre! (Se poi vuoi un allenamento più intenso per la tua mente, allora un corso di <em>mindfulness o una psicoterapia</em> potrebbero fare al caso tuo).</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Superpotere delle emozioni</title>
		<link>https://www.corsiecmbenessere.it/approfondimenti/superpotere-emozioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 May 2017 08:34:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione ed emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza emotiva, infanzia e adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[disprezzo]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[funzione delle emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[gioia]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
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		<category><![CDATA[tristezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le emozioni possono essere paragonate a dei superpoteri che ci “trasformano” quando succede qualcosa di importante e rilevante. Le emozioni in questo modo ci rendono più adattati all’ambiente (fisico e<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Le emozioni possono essere paragonate a dei superpoteri che ci “trasformano” quando succede qualcosa di importante e rilevante.</em> Le emozioni in questo modo ci rendono più adattati all’ambiente (fisico e sociale): senza di esse probabilmente ci saremmo estinti nella savana.</p>
<p>Ma quali sono i superpoteri delle emozioni e a cosa servono?</p>
<h2></h2>
<h2><a href="http://www.corsiecmbenessere.it/wp-content/uploads/2017/05/hulk.jpg"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-1012 aligncenter" src="http://www.corsiecmbenessere.it/wp-content/uploads/2017/05/hulk-250x300.jpg" alt="hulk-rabbia" width="250" height="300" /></a>RABBIA</h2>
<p><strong>Il superpotere della Rabbia è renderci più forti quando ci sentiamo deboli e bloccati,</strong> un po’ come Hulk. Quando incontriamo un ostacolo a cui non riusciamo a far fronte con le risorse “normali”, si accende Rabbia e con essa diventa più probabile che riusciamo ad oltrepassarlo. Come fa Rabbia a renderci più forte? <em>Aumenta la nostra pressione sanguigna, sposta il sangue su testa e braccia, ci dà un impulso automatico “CONTRO” l’ostacolo da rimuovere</em>. Se l’ostacolo è il distributore dell’acqua che non fa uscire la nostra bottiglietta, scaglieremo un pugno contro di esso; se l’ostacolo è il nostro capo, inizieremo ad architettare una serie di idee (che ci sembreranno geniali ma è probabile che non lo siano) per sfidarlo in un gioco di forza e di potere.</p>
<h2><a href="http://www.corsiecmbenessere.it/wp-content/uploads/2017/05/The-Flash-paura.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1013 aligncenter" src="http://www.corsiecmbenessere.it/wp-content/uploads/2017/05/The-Flash-paura-300x169.jpg" alt="The-Flash-paura" width="300" height="169" /></a></h2>
<h2>PAURA</h2>
<p><strong>Il superpotere della Paura è la fuga o l’invisibilità</strong>, potremmo paragonarla a Flash o all’Uomo Invisibile. Significa che quando la nostra vita è messa in pericolo, Paura si attiva e sposta il nostro sangue alle gambe, per farci scappare il più velocemente possibile, o ci immobilizza, per non essere visti (dai nostri ancestrali e feroci predatori) attraverso il movimento. La Paura talvolta è attivata da dei pensieri sul futuro o sul passato e questo rende il tutto un po’ più complicato perché i suoi superpoteri, non essendo usufruibili nel momento presente, creano uno stress inutile (blocca la digestione, ci annebbia la razionalità, mette in circolo cortisolo).</p>
<p><a href="http://www.corsiecmbenessere.it/wp-content/uploads/2017/05/dissennatori-tristezza.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1014 aligncenter" src="http://www.corsiecmbenessere.it/wp-content/uploads/2017/05/dissennatori-tristezza-300x300.jpg" alt="dissennatori - tristezza" width="300" height="300" /></a></p>
<h2>TRISTEZZA</h2>
<p>Tristezza ha un superpotere davvero insolito e forse poco intuitivo in una società dove il “super” viene associato alla forza e alla grandiosità. <strong>Tristezza, infatti, ha il potere di toglierci tutti i nostri poteri, di farci sentire stanchi, pesanti, totalmente disarmati.</strong> Tristezza può essere paragonata ai Dissennatori in Harry Potter, delle entità che garantiscono che i prigionieri non scappino dalla prigione di Azkaban. Perché questo è un superpotere? Perché quando una direzione non è possibile rischiamo di continuare a sprecare energie nel percorrerla. Tristezza ci viene allora in aiuto per fermarci e ci sostiene a dire “Basta, è finita”. Questo avviene soprattutto quando perdiamo qualcosa di importante: inizialmente non accettiamo la perdita, ci chiediamo il perché della perdita o ci autocolpevolizziamo – talvolta continuiamo a lottare ad oltranza per riavere ciò che abbiamo perso. Quando, ad un certo punto, arriva Tristezza, si spegne ogni pensiero e ogni impulso a fare qualsiasi cosa: questo <em>ci permette di recuperare energie e scegliere di investirle in una nuova direzione</em>. Tristezza ha anche un’altra grande risorsa: <strong>innesca negli individui della nostra specie un sentimento di cura verso di noi</strong>, per cui possiamo essere protetti e sostenuti nella nostra vulnerabilità.</p>
<p><a href="http://www.corsiecmbenessere.it/wp-content/uploads/2017/05/poppy-gioia.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1015 aligncenter" src="http://www.corsiecmbenessere.it/wp-content/uploads/2017/05/poppy-gioia-300x300.png" alt="poppy-gioia" width="300" height="300" /></a></p>
<h2>GIOIA</h2>
<p><strong>La Gioia è piacevole, ci fa sentire dei supereroi!</strong> Questo la rende desiderabile, ma anche pericolosa. Pensiamo che la Gioia dovrebbe essere sempre presente nella nostra vita, ma Gioia è solo quel momento finale, dopo la tempesta, in cui vediamo di nuovo l’orizzonte e ci concediamo di abbassare la guardia. Dopo aver avuto fame e aver mangiato, arriva Gioia. Dopo aver sofferto la mancanza di qualcuno ed è finalmente davanti a noi, arriva Gioia. Dopo una settimana d’ansia per un esame e l’averlo superato con successo, arriva Gioia. Gioia può essere paragonata alla principessa Poppy del film Trolls: Poppy è sempre felice, balla, abbraccia tutti, canta, non si scoraggia mai. Purtroppo Gioia può diventare <em>pericolosa perché ci fa abbassare la guardia</em>: è quando siamo euforici che rischiamo di commettere le più grandi scemenze della nostra vita. Nel cartone Trolls è proprio la principessa Poppy che, attraverso una festa megagalattica e un ottimismo irrealistico, espone se stessa e tutti gli altri ai loro nemici più temuti (i Bergen). Inoltre, la piacevolezza di <em>Gioia può “drogarci”</em> nel vero senso della parola, desideriamo così tanto provare quel senso di benessere e di piacevolezza che le <em>droghe, l’alcool, il sesso, il potere e l&#8217;abuso degli altri diventano dei modi “facili” per attivarla.</em> Ma questi modi facili sono vuoti e hanno delle conseguenze devastanti sulla nostra vita: ne perdiamo il senso, la direzione, ci perdiamo.</p>
<h2><a href="http://www.corsiecmbenessere.it/wp-content/uploads/2017/05/disprezzo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1016 aligncenter" src="http://www.corsiecmbenessere.it/wp-content/uploads/2017/05/disprezzo-300x225.jpg" alt="disprezzo" width="300" height="225" /></a></h2>
<h2></h2>
<h2>DISGUSTO/DISPREZZO</h2>
<p><strong>Il Disgusto ci garantisce di non morire avvelenati</strong>: le puzze, i sapori “disgustosi”, le percezioni viscide sulla nostra pelle sono sensazioni tracciate dentro di noi per tenerci alla larga da ciò che può essere infetto. Il superpotere del disgusto è fornirci un innato database basato sui 5 sensi di tutto ciò che può contaminarci. Quando l’oggetto del disgusto non sono gli oggetti fisici, ma le persone, il disgusto diventa <em>Disprezzo</em>. Così alcune persone sono viste come potenzialmente “tossiche”: frequentarle è rischioso quanto bere dell’acqua di fogna. Nelle piccole tribù preistoriche, individuare gli individui potenzialmente pericolosi era importante per lo sviluppo e la sussistenza del gruppo. Un individuo “anomalo” e non collaborante avrebbe potuto richiamare nemici o predatori, mettendo tutti in pericolo. Il disprezzo era utile per non provare pena per lui e isolarlo, allontanarlo o ucciderlo.</p>
<p>Il database per la selezione delle persone tossiche non è però preciso quanto quello del disgusto basato sui 5 sensi. <strong>Il database del disprezzo è basato sul linguaggio e sui giudizi e questo lo rende altamente impreciso</strong>. È facile giudicare una persona come “inaffidabile” perché in ritardo ad un appuntamento, o “egoista” perché ci nega una richiesta. Il Disprezzo però, fratello del Disgusto, quando si innesca avrà un solo obiettivo: farci allontanare dalla persona “tossica”, isolandola, uccidendola o evitandola. <em>I giudizi sono molto pericolosi e sono alla base di genocidi, omicidi, bullismo, violenze di ogni genere.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articoli correlati</em></p>
<p>http://www.corsiecmbenessere.it/aggiornamenti/lavorare-psicoterapia-le-emozioni-cambiamento/</p>
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		<title>Respiro consapevole in 25 secondi</title>
		<link>https://www.corsiecmbenessere.it/approfondimenti/respiro-consapevole-25-secondi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jun 2017 17:59:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Mindfulness e Benessere]]></category>
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		<category><![CDATA[headspace]]></category>
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		<category><![CDATA[mindfulness]]></category>
		<category><![CDATA[rabbia]]></category>
		<category><![CDATA[respiro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il respiro è un punto centrale in ogni percorso di crescita personale: attraverso l&#8217;attenzione al respiro possiamo ancorarci al momento presente e calmare la nostra mente. Così le emozioni appaiono<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il respiro è un punto centrale in ogni percorso di crescita personale: attraverso l&#8217;attenzione al respiro possiamo ancorarci al momento presente e calmare la nostra mente. Così le emozioni appaiono sotto una diversa prospettiva e potremo scegliere consapevolmente (e non solo guidati dall&#8217;impulso) come agire nelle situazioni difficili, quando la rabbia o la paura sono con noi. Il respiro ha anche una seconda funzione: allungando la fase di espirazione volontariamente, possiamo rallentare il battito cardiaco ed agire sul nostro sistema fisiologico della calma.</p>
<p>Oggi mentre scorrevo Twitter mi sono innamorata di questo video pubblicato da @Headspace.</p>
<p>Per chi non conoscesse Headspace, è una app che consiglio a tutti coloro che abbiano una minima conoscenza dell&#8217;inglese, per avvicinarsi alla mindfulness. Scaricando l&#8217;app, Andy ogni giorno guida 10 minuti di mindfulness,  in un percorso che giorno dopo giorno si fa più ricco. La app ha anche video e sessioni dedicate a diversi obiettivi. Come tutte le app fatte bene, anche Headspace è a pagamento, ma i primi 10 giorni sono gratuiti e ci si fa una buona idea di come funziona e se fa per noi. Io l&#8217;ho trovata molto utile e ben fatta!</p>
<p>Il video che mi piace è stato postato su Twitter ed è di una semplicità incredibile, ma seguirlo aiuta a focalizzarsi sul respiro sul momento presente, per avere 25 secondi di fermezza, provatelo ora!</p>
<blockquote class="twitter-video" data-lang="it">
<p dir="ltr" lang="en">We could all use a breather today. ???? <a href="https://t.co/NEKz1yDhym">pic.twitter.com/NEKz1yDhym</a></p>
<p>— Headspace (@Headspace) <a href="https://twitter.com/Headspace/status/871769993876127744">5 giugno 2017</a></p></blockquote>
<p><script src="//platform.twitter.com/widgets.js" async="" charset="utf-8"></script></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bello no?</p>
<p>Ricordo che la meditazione (e concentrarsi sul proprio respiro) è un modo efficace per gestire i conflitti, anche a lavoro e per allenare la felicità!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Leggi anche&#8230;</p>
<p>http://www.corsiecmbenessere.it/aggiornamenti/gestione-del-conflitto-3-consigli-comunicare-modo-efficace/</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>http://www.corsiecmbenessere.it/aggiornamenti/allenare-benessere-la-mindfulness/</p>
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		<item>
		<title>Compassion Fatigue: l&#8217;importanza di riconoscerla e cosa fare per superarla</title>
		<link>https://www.corsiecmbenessere.it/approfondimenti/compassion-fatigue-limportanza-riconoscerla-cosa-superarla/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Oct 2017 14:28:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Mindfulness e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[compassion fatigue]]></category>
		<category><![CDATA[infermiere]]></category>
		<category><![CDATA[meditare]]></category>
		<category><![CDATA[sintomi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cos&#8217;è la Compassion Fatigue? La compassion fatigue è una condizione tipica di infermieri, medici, psicologi ed operatori sanitari in genere. E’ molto simile al burnout e al disturbo post traumatico<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>Cos&#8217;è la Compassion Fatigue?</strong></h2>
<p>La <strong><em>compassion fatigue</em></strong> è una condizione tipica di <strong><em>infermieri, medici, psicologi</em></strong> ed operatori sanitari in genere. E’ molto simile al burnout e al disturbo post traumatico da stress e si manifesta con una <strong><em>ridotta performance lavorativa, stanchezza (emotiva e fisica), stress e morale diminuito.</em> <span style="color: #ff6600;">Si origina soprattutto dal <em>continuo contatto con i pazienti</em> e dalla frustrazione che può derivare dal non riuscire ad alleviare il loro dolore.</span></strong></p>
<p>Si tratta di una condizione difficile da individuare e spesso con <strong><em>risvolti pesanti sulla psiche</em></strong> e dal forte impatto nella vita di tutti i giorni, ma non per questo è irrisolvibile, si può infatti curare, nonché prevenire, ma a condizione di <strong><em>intervenire alla comparsa dei primi sintomi</em></strong>. Esistono alcuni test che ci si può autosomministrare per rendersi conto se sia il caso di richiedere aiuto, ma vi sono degli aspetti che possono fungere come campanelli d’allarme preliminari.</p>
<p>Questi sintomi si manifestano su diversi piani <strong><em>emozionale, fisico, cognitivo, sociale e lavorativo</em></strong>.</p>
<ul>
<li><strong>Sintomi Emozionali</strong></li>
</ul>
<p>Vi sono moltissimi aspetti emozionali che possono riflettere questa condizione: rabbia, apatia, cinismo, scoraggiamento, irritabilità, diminuzione dell’entusiasmo, sensazione di essere sopraffatti e addirittura flashback o ricordi estremamente intrusivi di esperienze con e dei pazienti. Tutto questo è dovuto <strong><em>all’estremo carico emotivo connesso</em></strong> alla professione; l’empatia necessaria a svolgere questo tipo di professioni mette nelle condizioni di sostenere un peso emotivo a volte eccessivo che naturalmente si riflette poi nella psiche.</p>
<ul>
<li><strong>Sintomi Cognitivi</strong></li>
</ul>
<p>A livello cognitivo  o mentale si verificano invece noia, incapacità di concentrarsi, disordine ed incapacità di concentrarsi sui dettagli.  E’ evidente che si tratta di aspetti che non solo <strong><em>riducono notevolmente la prestazione lavorativa</em></strong>, ma, soprattutto in ambito ospedaliero, sono estremamente rischiosi per l’incolumità personale e dei pazienti!</p>
<ul>
<li><strong>Sintomi Fisici</strong></li>
</ul>
<p>Corpo e mente sono naturalmente collegati, quindi spesso i sintomi psichici hanno dei riflessi somatici, in questo caso si tratta di: diminuzione delle energie, della resistenza, della forza, di affaticamento, senza ignorare un generico aumento di sensazioni di malessere. Tutte queste condizioni  naturalmente hanno un <strong><em>impatto diretto sulla salute</em></strong> e spesso si tende purtroppo ad ignorarle.</p>
<ul>
<li><strong>Sintomi Sociali</strong></li>
</ul>
<p>Anche <strong><em>le relazioni</em></strong> con i colleghi ed i pazienti possono essere pesantemente danneggiate dalla compassion fatigue, infatti si possono notare indolenza, callosità, alienazione, isolamento ed  indifferenza.</p>
<p>Nel lavoro di equipe uno o più di questi sintomi possono rendere estremamente difficile il raggiungimento degli obiettivi e per quanto riguarda il singolo andranno ad alimentare tutta quella sintomatologia emotiva e cognitiva di cui si è parlato precedentemente.</p>
<ul>
<li><strong>Sintomi Lavorativi</strong></li>
</ul>
<p>Per livello lavorativo qui intendiamo gli aspetti più “organizzativi” del lavoro che si possono manifestare in: assenteismo, bisogno di lasciare il lavoro, diminuzione della performance (errori nelle medicazioni, errori di archiviazione e documentazione), comunicazione stereotipata, ritardo negli orari e nelle scadenze ed infine evitamento di situazioni intense con i pazienti.</p>
<h2><strong>Cosa fare per superarla: <u>cose da fare</u>!</strong></h2>
<ul>
<li>Passa del <strong><em>tempo di qualità da solo</em></strong>.</li>
</ul>
<p>Uno dei metodi più efficaci per passare questo tempo e sfruttarlo al meglio per proteggersi dalla compassion fatigue e per aiutarne la guarigione è imparare delle tecniche di <strong><em>mindfulness</em></strong>.  <a href="https://www.corsiecmbenessere.it/file-scaricabili-meditazione/">Clicca qui per provare ora un esercizio di mindfulness!</a> Come osservano Brown, Ong, Mathers e Decker in <em>Compassion Fatigue and Mindfulness: Comparing Mental Health Professionals and MSW Student Interns (07 Apr</em> <em>2017)</em> la mindfulness sembra rappresentare infatti un fattore di protezione per la cf!</p>
<ul>
<li><strong><em>Ricarica le batterie</em></strong> ogni giorno.</li>
</ul>
<p>Mangiare  sano e fare attività fisica regolare sono alcuni esempi di attività che permettono di ricaricare le energie, così da avere più risorse da poter spendere con famiglia, colleghi e pazienti.</p>
<ul>
<li>Cerca di avere <strong><em>almeno una conversazione significativa </em></strong>e connessa con l’altra persona al <strong><em>giorno</em></strong>.</li>
</ul>
<p>Non solo questo sembra ricaricare enormemente le energie, ma si tratta purtroppo di una delle cose che si tende ad eliminare prima in caso si inizi a soffrire di compassion fatigue. Ecco quindi che se ci si dovesse trovare  senza voglia di farlo troppo a lungo questo rappresenterebbe un <strong><em>campanello d’allarme</em></strong> per chiedere aiuto prima che sia troppo tardi.</p>
<h2><strong>Cosa fare per superarla: <u>cose da non fare</u>!</strong></h2>
<ul>
<li><strong><em>Non prendere decisioni importanti</em></strong>.</li>
</ul>
<p>Se in questo momento soffri di compassion fatigue o temi di esserne affetto probabilmente non sei nelle condizioni di prendere decisioni importanti, in quanto essendo appesantito a livello emozionale, cognitivo e psichico <strong><em>la capacità di giudizio può facilmente essere alterata</em></strong>! Non lasciate il lavoro, divorziate o gettate i vostri soldi, potrebbe farvi stare bene sul momento, ma a lungo termine ve ne pentirete.</p>
<ul>
<li><strong><em>Non dare la colpa agli altri</em></strong>.</li>
</ul>
<p>Come sopra potrebbe darvi soddisfazione sul momento, ma vi alienereste i colleghi e le persone care, alimentando lo stress e l’isolamento e, di conseguenza, la compassion fatigue stessa.</p>
<ul>
<li><strong><em>Non sprecare energie lamentandoti</em></strong>.</li>
</ul>
<p>Non solo non risolverai nulla e sprecherai utili energie, ma anzi potresti consolidare sempre di più il disagio tramite <strong><em>rinforzi</em></strong>! Ad esempio se iniziassi a lamentarmi che tutti i miei pazienti non collaborano ed un collega mi desse anche in parte ragione rinforzerei il comportamento del lamentarsi, nuovamente aumentando lo stress e di rimando la cf.</p>
<ul>
<li><strong><em>Non cercare soluzioni rapide</em></strong>.</li>
</ul>
<p>La compassion fatigue rende <strong><em>vulnerabili alle dipendenze</em></strong>. E’ un fatto. Non cercate di “tirarvi su” con delle sostanze o comportamenti d’abuso perché non risolveranno il problema, anzi! Alcol, cocaina, cannabis, gambling, binge sex etcc… sono vostri nemici, evitateli a tutti i costi!</p>
<p> </p>
<p>Se stai soffrendo di Compassion fatigue o burnout non aspettare. Chiama subito uno dei nostri psicologi che in presenza od online potranno aiutarti ad imparare tecniche per tornare al tuo benessere e gestire le emozioni difficili o i sintomi di questa sindrome che colpisce noi professionisti della cura.</p>
<p><blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="zzZOvKNF9j"><a href="https://www.studiopsicologiarizzi.it/attivita/psicologo-online/">Psicologo online</a></blockquote><iframe loading="lazy" title="&#8220;Psicologo online&#8221; &#8212; Studio Psicologia Rizzi" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  src="https://www.studiopsicologiarizzi.it/attivita/psicologo-online/embed/#?secret=zzZOvKNF9j" data-secret="zzZOvKNF9j" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p> </p>
<p>Partecipa al nostro corso ECM gratuito sulla compassion fatigue e il burnout</p>
<p><blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="CBpAsUlcta"><a href="https://www.corsiecmbenessere.it/corsi-ecm/benessere-e-crescita-personale/il-benessere-psicologico-del-professionista-sanitario-ai-tempi-del-covid-19/">Il BENESSERE PSICOLOGICO del professionista sanitario ai tempi del COVID-19</a></blockquote><iframe loading="lazy" title="&#8220;Il BENESSERE PSICOLOGICO del professionista sanitario ai tempi del COVID-19&#8221; &#8212; Corsi ECM Benessere" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  src="https://www.corsiecmbenessere.it/corsi-ecm/benessere-e-crescita-personale/il-benessere-psicologico-del-professionista-sanitario-ai-tempi-del-covid-19/embed/#?secret=CBpAsUlcta" data-secret="CBpAsUlcta" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p> </p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<p>Boyle, D., (Jan 31, 2011) &#8220;Countering Compassion Fatigue: A Requisite Nursing Agenda&#8221; OJIN: The Online Journal of Issues in Nursing Vol. 16, No. 1, Manuscript 2.</p>
<p>Brown, Ong, Mathers e Decker , <em>Compassion Fatigue and Mindfulness: Comparing Mental Health Professionals and MSW Student Interns (07 Apr</em> <em>2017)</em></p>
<p>John-Henry Pfifferling, Ph.D., and Kay Gilley, MS, <em>Overcoming compassion fatigue When practicing medicine feels more like labor than a labor of love, take steps to heal the healer</em></p><p></p><p>L'articolo <a href="https://www.corsiecmbenessere.it/approfondimenti/compassion-fatigue-limportanza-riconoscerla-cosa-superarla/">Compassion Fatigue: l&#8217;importanza di riconoscerla e cosa fare per superarla</a> proviene da <a href="https://www.corsiecmbenessere.it">Corsi ECM Benessere</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Compassion fatigue: misura se ne stai soffrendo</title>
		<link>https://www.corsiecmbenessere.it/approfondimenti/compassion-fatigue-misura-ne-stai-soffrendo/</link>
					<comments>https://www.corsiecmbenessere.it/approfondimenti/compassion-fatigue-misura-ne-stai-soffrendo/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Oct 2017 14:56:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Mindfulness e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[compassion fatigue]]></category>
		<category><![CDATA[misura]]></category>
		<category><![CDATA[test]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cos’è la compassion fatigue? La compassion fatigue potrebbe essere descritto come l’esaurimento delle capacità di cura, come l’essere sopraffatto dal rapporto con i pazienti. Immaginiamo di essere un oncologo infantile:<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.corsiecmbenessere.it/approfondimenti/compassion-fatigue-misura-ne-stai-soffrendo/">Compassion fatigue: misura se ne stai soffrendo</a> proviene da <a href="https://www.corsiecmbenessere.it">Corsi ECM Benessere</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Cos’è la compassion fatigue?</h2>
<p>La compassion fatigue potrebbe essere descritto come <strong>l’esaurimento delle capacità di cura, come l’essere sopraffatto dal rapporto con i pazienti.</strong> Immaginiamo di essere un oncologo infantile: ogni giorno curiamo dei bambini che devono combattere un male terribile sapendo che molti non ce la potranno fare. Ogni giorno facciamo del nostro meglio, ma molti purtroppo non ce la fanno. Iniziamo a vederne i volti prima di coricarci, non riusciamo più a dormire e poi tornando a lavoro sentiamo che non riusciamo più ad aiutarli come vorremmo, siamo distaccati e ci sentiamo sempre più diversi ed alienati anche nella nostra vita privata. Questo è un esempio di compassion fatigue. Ora naturalmente non tutti i casi sono così estremi, spesso la compassion fatigue si trova in ogni tipo di operatore sanitario o in generale in chi si prende cura delle persone. E’ certamente una condizione spiacevole, ma si può curare e risolvere (<a href="https://www.corsiecmbenessere.it/compassion-fatigue-limportanza-riconoscerla-cosa-superarla/">per consigli pratici su cosa fare per intervenire, vai qui!</a>)!</p>
<p>Il test qui sotto ti permetterà di farti un’idea se potresti soffrire di compassion fatigue esia il caso di rivolgersi ad uno specialista.</p>
<p><em>&#8220;Invece di pensare come potevano meglio esaminare, diagnosticare e trattare i loro pazienti, i medici … cominciarono a chiedersi come potevano lasciarsi meglio usare dai loro pazienti“ (Balint 1956)</em></p>
<p><strong><em> </em>Il presente test costituisce solo un’indicazione e non si può in  alcun modo sostituire all’opinione di un professionista qualificato. Non usare questo test per effettuare diagnosi o per trattare un disturbo senza consultare uno psicologo o uno psichiatra qualificato. Se hai dubbi o preoccupazioni rivolgiti al tuo medico e/o psicologo.</strong></p>
<p><strong>ProQOL R-IV di Hudnall Stamm &#8211; </strong><strong>PROFESSIONAL QUALITY OF LIFE SCALE </strong></p>
<p><strong>Compassion Satisfaction and Fatigue Subscales—Revision IV</strong></p>
<p>Qui sotto leggerai delle frasi sulle tue esperienze nell&#8217;aiutare, sia positive che negative. Rispondi ad ogni domanda pensando alla tua situazione attuale e quanto spesso l&#8217;hai sperimentata negli ultimi 30 giorni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>0= mai, 1 = raramente, 2 = qualche volta, 3 = spesso, 4 = molto spesso, 5 = quasi sempre</p>
<p>___1. Sono felice</p>
<p>___2. Sono preoccupato per più di una delle persone che aiuto</p>
<p>___3. Mi soddisfa riuscire ad aiutare le persone</p>
<p>___4. Mi sento connesso agli altri</p>
<p>___5. Salto o sobbalzo per un rumore inaspettato</p>
<p>___6. Mi sento rinvigorito dalle persone che aiuto.</p>
<p>___7. Trovo difficile separare il lavoro dalla vita privata</p>
<p>___8. Perdo il sonno per colpa delle esperienze traumatiche delle persone che aiuto</p>
<p>___9. Penso che potrei essere “infettato” dallo stress traumatico delle persone che aiuto</p>
<p>___10. Mi sento intrappolato dal mio lavoro di aiuto</p>
<p>___11. A causa del mio aiutare mi sono sentito “al limite” con molte cose</p>
<p>___12. Mi piace il mio lavoro di aiuto</p>
<p>___13. Mi sento depresso dal mio lavoro di aiuto</p>
<p>___14. Mi sento come se stessi vivendo il trauma delle persone che aiuto.</p>
<p>___15. Ho delle credenze che mi sostengono</p>
<p>___16. Sono felice di come riesco a tenere il passo con le tecniche ed i protocolli di aiuto</p>
<p>___17. Sono la persona che ho sempre volute diventare</p>
<p>___18. Il mio lavoro mi rende soddisfatto</p>
<p>___19. A causa del mio lavoro di aiuto mi sento esausto</p>
<p>___20. Ho pensieri e sentimenti felici sulle persone che aiuto e su come aiutarle</p>
<p>___21. Mi sento sopraffatto dalla quantità di lavoro o dal numero di casi che devo seguire.</p>
<p>___22. Penso di poter fare la differenza col mio lavoro.</p>
<p>___23. Evito certe attività perché mi ricordano esperienze spaventose delle vite delle persone che aiuto</p>
<p>___24. Sono orgoglioso di quello che posso fare per aiutare</p>
<p>___25. Come risultato del mio aiuto ho pensieri spaventosi ed intrusivi</p>
<p>___26. Mi sento oberato dal sistema</p>
<p>___27. Ho pensieri sul mio successo come aiutante</p>
<p>___28. Non riesco a ricordare particolari delle mie esperienze con pazienti con trauma.</p>
<p>___29. Sono una persona molto sensibile</p>
<p>___30. Sono felice di aver scelto di fare questo lavoro</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se sei sicuro di aver riposto ad ogni domanda, calcola il punteggio:</p>
<p>1- Inverti il punteggio degli item 1,4,15,17. Invertire il punteggio significa che 1 =5, 2=4, 3=3, 4=2, 5=1</p>
<p>2- Scala della compassion satisfaction: somma il punteggio degli item 3,6,12,16,18,20,22,24,27,30.</p>
<p>Questa scala indica la tua soddisfazione lavorativa. Se hai ottenuto un punteggio superiore a 37 hai una buona soddisfazione lavorativa. Attento ai punteggi inferiori a 37.</p>
<p>3- Scala del Burnout: somma il punteggio degli item 1, 4, 8, 10, 15, 17, 19, 21, 26, 29.</p>
<p>Il burnout è legato a sentimenti di non efficacia nel proprio lavoro. Sopra il punteggio 27 sei a rischio di burnout. In quel caso considera l&#8217;idea di investire del tempo sul tuo benessere, anche attraverso una formazione che ti offra tecniche di meditazione o di rilassamento.</p>
<p>4- Scala Trauma/Compassion Fatigue: somma il punteggio degli item 2, 5, 7, 9, 11, 13, 14, 23, 25, 28.</p>
<p>Questa scala indica se stai soffrendo di un trauma secondario legato all&#8217;assistere al dolore altrui. Se il tuo punteggio è sopra il 17, rifletti cosa ti spaventa del tuo lavoro e considera di parlarne con un supervisore, un collega o con uno psicoterapeuta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il presente test è stato tradotto dall&#8217;inglese, è in fase di validazione in lingua italiana e costituisce solo un’indicazione e non si può in alcun modo sostituire all’opinione di un professionista qualificato. Non divulgare questo test e non usarlo per effettuare diagnosi o per trattare un disturbo senza consultare uno psicologo o uno psichiatra qualificato. Se hai dubbi o preoccupazioni rivolgiti al tuo medico e/o psicologo.</strong></p>
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		<title>Perché meditare: la scienza ne dimostra i benefici</title>
		<link>https://www.corsiecmbenessere.it/approfondimenti/perche-meditare-la-scienza-ne-dimostra-benefici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Nov 2017 09:16:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Mindfulness e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[invecchiamento]]></category>
		<category><![CDATA[meditare]]></category>
		<category><![CDATA[meditazione]]></category>
		<category><![CDATA[meditazione formale]]></category>
		<category><![CDATA[meditazione informale]]></category>
		<category><![CDATA[mindfulness]]></category>
		<category><![CDATA[plasticità neuronale]]></category>
		<category><![CDATA[ricerche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I benefici della meditazione Nel corso degli anni sono stati condotti un’infinità di studi il laboratorio per mettere in luce se e cosa funziona della mindfulness.  Questi studi possono essere<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>I benefici della meditazione</h1>
<p>Nel corso degli anni sono stati condotti un’infinità di studi il laboratorio per mettere in luce se e cosa funziona della mindfulness.  Questi studi possono essere racchiusi in tre macrocategorie: <em>riduzione dei sintomi, marcatori biologici, neuroplasticità.</em></p>
<h3><em>Riduzione dei sintomi di disagio psicologico</em></h3>
<p>Hoffmann e colleghi (2010) hanno condotto una meta-analisi di 39 studi su pazienti con una varietà di disturbi fisici e psicologici da cui è emersa una <em>modesta correlazione tra la pratica della mindfulness e un miglioramento di ansia e depressione</em>. In pazienti con comorbilità di ansia e alterazione dell’umore la correlazione era persino più forte. Importante precisare che tale correlazione è risultata essere forte e mantenuta nel tempo.</p>
<p>A conferma di tale risultato un esperimento su 79 veterani di Serpa, Taylor e Tillish del 2014 ha messo in luce che conseguentemente all’esercizio della mindfulness, <em>sintomi depressivi, ansiosi e ideazioni suicidarie si riducevano significativamente</em>.</p>
<p><em>La mindfuless è stata anche molto studiata in ambito oncologico dove è emerso che determina un miglioramento dell’umore e una riduzione del livello di stress </em>(Speca e coll., 2000), <em>un miglioramento della qualità della vita</em> (Lerman e coll., 2012) <em>e una riduzione della fatica e concomitante miglioramento del sonno</em> (Carlson e Garland, 2005). Inoltre la ricerca supporta l’uso della mindfulness per migliorare le strategie di coping in pazienti con artrite reumatoide, malattie cardiovascolari, diabete HIV/AIDS, sindrome dell’intestino irritabile, trapianti d’organi, dolore cronico e fibromialgia (Carlson, 2012).</p>
<p>La mindfulness è stata anche testata su soggetti senza disturbi psicologici diagnosticati. Una meta-analisi di Chiesa e Serretti del 2009, infatti, mostra che porta ad una riduzione dello stress e degli atteggiamenti ansiosi, inoltre migliora l’empatia e auto-compassione in persone considerate sane.</p>
<p><strong><em>Marcatori biologici &#8211; come cambia la risposta del nostro corpo all&#8217;ambiente</em></strong></p>
<p>Grazie al semplice prestare attenzione con gentilezza e curiosità al momento presente è possibile modificare il funzionamento del nostro corpo, così, molti studi si sono rivolti alla neuroendocrinologia.</p>
<p>Il cortisolo è un ormone dello stress associato all’immunodepressione (Spiege e coll., 1998) e diminuisce in seguito all’esercizio della mindfulness (Matousek e coll., 2009). Uno studio di Davidson del 2003 ha voluto valutare direttamente <strong>l’influenza della pratica meditativa sul sistema immunitario</strong>, misurando l’attività elettroencefalografica e la risposta immunologica al vaccino anti-influenzale in due gruppi: un gruppo di volontari inseriti in un corso di MBSR (Mindfulness Bsed Stress Reduction) e un gruppo di volontari in lista d’attesa. Nel primo gruppo è stata osservata una maggior attivazione della corteccia anteriore sinistra del lobo frontale, un’area generalmente associata al buon umore. Inoltre, il primo gruppo ha mostrato una risposta maggiore al vaccino.</p>
<p>Recenti studi sui bio-marcatori hanno studiato il legame tra mindfulness e genomica, intesa come l’interazione tra la nostra genetica e l’ambiente. A partire dal fatto che la nostra genetica non definisce solo il colore dei nostri occhi, ma anche la nostra vulnerabilità rispetto a certi disturbi, è stato più volte osservato che gemelli omozigoti con lo stesso patrimonio genetico, non necessariamente sviluppano le stesse malattie. Quindi la genetica non è il nostro destino, ma è largamente influenzata dall’ambiente e da come noi rispondiamo ad esso. L’epigenetica è la scienza che studia come alcuni geni, sulla base dell’ambiente, si “attivano” e altri si “disattivano”. I geni collegati ai processi infiammatori si ritiene abbiano un importante impatto sull’insorgenza e la progressione di molte malattie croniche.</p>
<p>Creswell e altri nel 2012 hanno assegnato casualmente degli anziani soli a due gruppi, uno di meditazione e uno di controllo, poiché la solitudine è uno tra i fattori che maggiormente causano stress e l’incremento dell’espressione di geni pro-infiammatori. Dallo studio è emerso che già otto settimane di meditazione erano sufficienti per modificare <strong>l’espressione di specifici geni coinvolti nel processo infiammatorio</strong>.</p>
<p>Un’altra area di interesse della ricerca sui bio-marcatori riguarda <strong>l’invecchiamento cellulare.</strong> Il Premio Nobel del 2009 in Medicina è stato assegnato a Elizabeth Blackburn, Carol Greider e Jack Szostak per la scoperta dei telomeri – i cappucci alla fine dei cromosomi – e un enzima protettivo chiamato telomerasi. I telomeri preservano i nostri cromosomi dall’invecchiamento proprio come un cilindretto di plastica alle estremità dei lacci delle nostre scarpe fa sì che questi non si sfilaccino. Lo stress psicologico e la ruminazione mentale su possibili catastrofi creano un “ambiente” mentale che accorcia i telomeri. La Mindfulness ha un impatto benefico sulla lunghezza dei telomeri riducendo lo stress mentale (Epel e coll., 2009).</p>
<p>Il primo studio che documenta come la meditazione cambia la lunghezza dei telomeri e di conseguenza l’invecchiamento cellulare, è stato svolto su trenta soggetti in ritiro di meditazione per tre mesi, confrontati con un gruppo in lista d’attesa. I risultati mostrano che il decremento di sentimenti negativi e altri miglioramenti nello stato psicologico sono collegati con un incremento nell’attività della telomerasi (Jacobs e coll., 2011).</p>
<p><strong><em>Neoroplasticità &#8211; come si modifica il nostro cervello</em></strong></p>
<p>La neuroplasticità consiste in come il cervello cambia grazie alle nostre esperienze.</p>
<p>Uno studio di Lazar del 2005 ha messo in luce che i meditatori esperti avevano una <strong>corteccia più spessa nelle aree di processamento delle emozioni, delle sensazioni e dei pensieri</strong>, rispetto ai non meditatori. Studi successivi hanno trovato che il cervello dopo 4 settimane di meditazione quotidiana si modifica anche in altre aree, come la materia bianca e nella corteccia cingolata anteriore, responsabile dell’auto-regolazione (Tang e coll., 2012). Altri studi hanno trovato cambiamenti nella densità della materia grigia e nel numero delle cellule nervose nell’ippocampo, dopo 8 settimane di partecipazione al protocollo MBSR (Hölzel e coll., 2011). Un altro studio di Lunders e colleghi del 2009 ha trovato che <strong>i meditatori esperti hanno un maggior volume cellulare nella corteccia prefrontale sinistra, un’area responsabile della regolazione delle emozioni.</strong></p>
<p>Un altro studio molto interessante, condotto alla Emory University da Gusnard nel 2011, si è occupato di un particolare meccanismo neurale chiamato “default network”. Esso si attiva quando la nostra mente è a riposo, mentre diventa latente quando il cervello è impegnato in qualunque tipologia di compito. Lo studio prevedeva la divisione in due gruppi, uno formato da partecipanti che praticavano meditazione da almeno tre anni e l’altro composto da persone che non avevano mai meditato prima. Il compito loro assegnato prevedeva di concentrarsi sul respiro e quando, occasionalmente, comparivano sequenze di lettere dovevano determinare se esse fossero parole reali o meno (tale compito attivava il default network). Subito dopo erano tenuti a tornare a concentrarsi sul respiro. Tutto ciò venne osservato utilizzando la fMRI (risonanza magnetica funzionale). Ciò che emerse fu che i praticanti riuscivano a tornare al respiro e disattivare la default network più velocemente rispetto all’altro gruppo, riuscendo quindi ad abbandonare il flusso di associazioni che spontaneamente affioravano dopo aver riflettuto sul significato delle parole. Grazie a questo studio si è potuto collegare la Mindfulness a disturbi psicologici legati alla ruminazione (depressione, disturbo ossessivo, ansia…).</p>
<p>Dunque ciò che possiamo dedurre è che la pratica continua e costante di esercizi mindfulness riesce letteralmente a riscrivere il nostro cervello e questo ha un incredibile potenziale.</p>
<p><strong>Per comprendere meglio tale concetto potrebbe utile utilizzare una metafora. Se vogliamo dei bicipiti muscolosi, cosa dobbiamo fare? Allenarli continuamente, giorno dopo giorno per renderli più forti. La stessa cosa vale per la meditazione se vogliamo essere in pace con il nostro corpo dobbiamo allenarci continuamente, giorno dopo giorno per rendere il nostro cervello più forte e dunque in grado di sostenerci nel raggiungere tale serenità.</strong></p>
<p><em>Il motivo per cui la mindfulness funziona è ancora dibattuto, tuttavia forse la spiegazione più convincente è che riesce a modificare il modo in cui ci rivolgiamo alla vita. Comprendere quanto cresca la nostra sofferenza se combattiamo il dolore, quanto inconsciamente costruiamo e siamo vincolati ad un senso del “sé”, comprendere la natura automatica della nostra mente e il non avere colpe riguardo alle nostre fragilità, ci aiuta a a tollerare il dolore, ad accettare successi e fallimenti e ad impadronirci di ogni singolo momento della nostra vita. In parole povere le conoscenze acquisite grazie alla mindfulness permettono di stabilire una relazione con il mondo che sia meno basata sulla difensiva e più sulla flessibilità.</em></p>
<h1>Che meditazione scegliere? Meditazione formale e meditazione informale</h1>
<p>Esistono due forme di meditazione: formale ed informale.</p>
<p>Per <strong>formale</strong> si intende una meditazione a cui viene dedicato del tempo, solitamente almeno mezz’ora, a ciò che sentiamo e pensiamo.</p>
<p>La mindfulness <strong>informale</strong> consiste nello <em>scegliere</em> di prestare attenzione a ciò che sta accadendo nel momento presente, che può essere l’ascolto del canto degli uccelli o il focalizzarci sul nostro corpo o respiro. Il momento presente ci permette di liberarci dalle preoccupazioni, non ci giudica mai ed è infinitamente piacevole.</p>
<p>Ogni persona dovrebbe decidere autonomamente quale forma praticare. Sicuramente <strong>la pratica formale è più intensiva e permette di trasformare la mente ad un livello più profondo</strong>. Tuttavia è complesso ricavare un momento da dedicare alla mindfulness formale nella nostra frenetica ruotine, per la presenza di ostacoli o abitudini mentali che spesso ci &#8220;controllano&#8221; in automatico.</p>
<p>La meditazione formale ci aiuta a capire come convivere con lo sconforto, come non trasformare il quotidiano dolore fisico ed emotivo in qualcosa di più grande di quello che è e affrontare ogni problema con calma ed efficienza. <strong>Concentrarsi ed esplorare il respirare, il corpo, le emozioni e i pensieri ci permettere di rispondere e ciò che viviamo in quel momento, invece di reagirvi semplicemente.</strong></p>
<p>Ciò su cui il successo della meditazione si basa è la quantità di tempo dedicato ad essa, dunque l’efficacia risulta essere dose-dipendente.</p>
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		<title>Massaggio neonatale: porre le basi dell&#8217;intelligenza emotiva</title>
		<link>https://www.corsiecmbenessere.it/approfondimenti/massaggio-neonatale-porre-le-basi-dellintelligenza-emotiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Nov 2017 11:13:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Perinatalità: prevenzione e ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[corso]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza emotiva]]></category>
		<category><![CDATA[massaggio neontale]]></category>
		<category><![CDATA[Padova]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durante la prima infanzia, la relazione con la madre, o con qualunque caregiver, è alla base del benessere del bambino nel breve e nel lungo termine. La relazione e l’attaccamento<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Durante la prima infanzia, la relazione con la madre, o con qualunque caregiver, è alla base del benessere del bambino nel breve e nel lungo termine. <strong>La relazione e l’attaccamento nella prima infanzia è mediata soprattutto attraverso i canali non verbali (voce, sguardo) e, in particolare dal tocco </strong>(Harlow, 1958; Field, 2014). Non sempre il fatto di entrare in relazione con il neonato attraverso il contatto pelle-pelle ha riscontrato l’attenzione necessaria, tanto che per alcuni decenni del secolo scorso, anche il semplice prenderlo in braccio veniva associato al viziare il bambino tramite le coccole. Oggi sappiamo, invece, che il contatto fisico in tenera età ha effetti molto profondi e importanti:</p>
<ol>
<li>correla positivamente con la salute fisica e lo sviluppo cognitivo dei neonati nel breve e nel lungo termine</li>
<li>è un canale comunicativo fondamentale tra la madre e il bambino</li>
<li>è un mezzo per l’instaurarsi di un attaccamento sicuro.</li>
</ol>
<h3>Obiettivi generali del massaggio neonatale</h3>
<p>Le tecniche di massaggio infantile che si sono sviluppate in Italia e nel mondo, si pongono diversi obiettivi:</p>
<ol>
<li>sviluppare nel bambino la <strong>consapevolezza del proprio corpo</strong>: il massaggio, andando a stimolare diverse parti del corpo, porta il neonato ad avere sensazioni diverse derivanti dall’essere toccato dalla mamma e questo gli permette di cominciare a distinguere le aree corporee da cui derivano tali sensazioni e a riconoscerle. Distinguere e saper descrivere le proprie sensazioni corporee è una delle basi fondamentali dell’intelligenza emotiva (Ciarrochi, 2006).</li>
<li><strong>Sviluppare la relazione madre-bambino</strong>. È stato notato come il prendere in braccio il neonato, il toccarlo e l’accarezzarlo, aumenta la soddisfazione della madre nei confronti del figlio e migliora la qualità e la quantità di tempo che trascorre con lui. Inoltre, i bambini più “toccati” sorridono di più e piangono di meno, entrando in maggiore sintonia con la madre e sviluppando un attaccamento più sicuro (Field, 2014).</li>
<li><strong>Intervenire sulla depressione post-partum</strong>: le mamme depresse che partecipano ad un corso di massaggio infantile, migliorano le loro capacità relazionali con il bambino, imparando a guardarlo, parlarci, toccarlo (Onozawa et al., 2001).</li>
</ol>
<h3>Promuovere l’intelligenza emotiva attraverso il tocco massaggio integrato neonatale</h3>
<p><strong>Il Tocco massaggio integrato neonatale è stato sviluppato a partire dal Neo-Funzionalismo (Rispoli, 2010), integrando le tecniche di massaggio al neonato con le proprietà comunicative del tocco, per agire non solo su un piano muscolare e posturale, ma anche emotivo e cognitivo (Rizzi et al., 2011)</strong>. Questa integrazione è motivata dal rischio che i protocolli standard di massaggio neonatale possano diventare emotivamente freddi e distaccati, difficilmente fruibili nella quotidianità della vita dei neo-genitori. Nell’interazione quotidiana col proprio bambino, infatti, in base al momento e al contesto (interno ed esterno), ci sono diversi colori emotivi che caratterizzano la relazione e questo modifica anche il modo di toccare, di massaggiare, di interagire su un piano non verbale. Così, a partire dal Tocco massaggio Integrato e dalla comunicazione non verbale (Rizzi et al., 2011; Hertenstein, 2006; Field, 2014), dalla Mindfulness e dall’intelligenza emotiva (Ciarrochi et al., 2006), è stato ideato un corso di tocco massaggio integrato neonatale “tematico”, dandogli il nome “<em>Col tocco ti racconto i colori della vita</em>”.</p>
<p>Dalla tenerezza, al gioco, dalla voglia di lasciarsi andare fino ad arrivare allo stupore nella scoperta: <strong>“Col tocco ti racconto i colori della vita” vuole essere un’occasione per un primo training di intelligenza emotiva rivolto alle neo-mamme. </strong></p>
<p>Durante il training, ad ogni incontro <strong>si insegnano alle mamme diversi modi di massaggiare e toccare i loro bambini sulla base delle emozioni che si vogliono evocare</strong>: accarezzare, sfiorare, massaggiare, baciare, solleticare sono alcuni dei modi di toccare che, come suggerisce Hertenstein (2006), esprimono emozioni. Inoltre, per un’espressione emotiva integrata su tutti i piani, ad ogni incontro si invitano le mamme anche a muoversi e a modulare la voce con i loro bambini: nella sessione della calma si suggerisce alle mamme di muoversi lentamente, socchiudendo gli occhi, a usare una voce sussurrata; in una sessione di gioia, con una musica di sottofondo allegra e ben ritmata, si invitano le mamme a danzare con i loro piccoli e così via.</p>
<p>La ricchezza e l’unicità del training sta nel ruolo del conduttore che, durante ogni sessione, presta attenzione non tanto a come vengono svolte le diverse tecniche, ma alle capacità della madre di rispondere ai diversi contesti emotivi a cui è esposta. Ballare sarà difficile per una mamma depressa, come lo sarà socchiudere gli occhi e lasciarsi andare in un movimento lento e ripetitivo per una mamma agitata<strong>. Il corso diventa un’occasione per diventare consapevoli delle proprie risposte automatiche che influenzano la vita di tutti i giorni</strong>. Inoltre, attraverso il modellamento, il rinforzo e la promozione di comportamenti nuovi da parte del trainer, le mamme hanno l’occasione di sperimentare nuove risposte che non siano di evitamento o che sostituiscano quelle automatiche rigide e disadattive.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Basi teoriche su cui si fonda il TMIN</h3>
<p>Harlow: Le basi teoriche su cui si fonda il TMIN partono dagli studi di Harlow che aveva notato come il contatto fisico fosse fondamentale per i mammiferi, in particolare per le scimmie. Nel suo esperimento del 1958, Harlow costruì dei surrogati di mamma-scimmia manipolando due variabili: di cosa era costituita (rete metallica o tessuto morbido) e se forniva latte (presenza di un biberon o meno). I cuccioli di scimmia tendevano a preferire il contatto con la “madre” di tessuto piuttosto indipendentemente dal fatto che fornisse latte, dimostrando come il contatto corporeo sia un bisogno necessario da soddisfare durante l’infanzia. Inoltre, da tale studio emerse che i cuccioli che non avevano un contatto diretto con il corpo della madre sviluppavano da adulti notevoli difficoltà nell’entrare in relazione con gli altri, soprattutto durante le fasi della riproduzione.</p>
<p>Hertenstein: L’universalità dell’importanza del contatto fisico è stata rilevata anche da Hertenstein che si è dedicato allo studio del tocco nella relazione con l’altro cercando di comprendere meglio quale sia la sua funzione comunicativa. Dai suoi studi è emerso che l’espressione e la comunicazione delle emozioni attraverso il contatto fisico è qualcosa che accomuna tutti gli esseri umani: i partecipanti ai suoi esperimenti, pur non conoscendosi tra loro e pur essendo di nazionalità diverse, riuscivano a decodificare le emozioni espresse attraverso diverso modi di essere toccati, a seconda della pressione esercitata, della durata, della velocità e di atre caratteristiche descritte dall’autore (Hertenstein et al., 2006).</p>
<p>Field: L’efficacia del massaggio infantile è stata dimostrata anche dagli studi di Tiffany Field sui bambini nati prematuramente. Gli studi della Field hanno messo in luce come il tocco e il massaggio durante i primi giorni di vita abbiano effetti positivi non solo da un punto di vista relazionale ma anche fisiologico: i neonati prematuri che vengono sottoposti a sedute di massaggio per 45 minuti al giorno (15 minuti per tre volte), hanno una permanenza in ospedale inferiore rispetto agli altri prematuri e parametri medici molto più nella norma (Field et al., 2010; Field, 2014).</p>
<p>Ciarrochi: Questo autore australiano ha unito la mindfulness e l’intelligenza emotiva dando forma al Mindfulness-based emotional intelligence training (Ciarrochi et al., 2006). Con le radici teoriche nella Relational Frame Theory, questo training è basato sull’imparare a fare spazio alle sensazioni corporee anche spiacevoli nella direzione di “disattivare” quel pilota automatico che ci spinge ad evitare o ci tiene bloccati dall’andare nella direzione di ciò che per noi è importante. Questo training risulta particolarmente rilevante per imparare a usare il linguaggio in modo efficace.</p>
<p>Rispoli: L’integrazione di tecniche di movimento, musica, espressione attraverso il tono di voce, tocchi diversi per creare un’esperienza emotiva durante le sessioni di intervento ha le sue origini nel Neo-Funzionalismo, teorizzato da Rispoli. Questo modello teorico è importante perché insegna a guardare il comportamento della persona su diversi piani: i movimenti, le posture, lo sguardo, il respiro, le espressioni facciali, diventano tutti indici importanti per guidare la persona ad andare oltre le proprie rigidità e stereotipie e approcciare l’esperienza proposta interamente e in modo pieno.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="Bsi9GntKga"><p><a href="https://www.corsiecmbenessere.it/corsi-ecm/accompagnamento-nella-perinatalita/">Corsi ECM di psicologia perinatale &#8211; Massaggio neonatale e in gravidanza</a></p></blockquote>
<p><iframe loading="lazy" title="&#8220;Corsi ECM di psicologia perinatale &#8211; Massaggio neonatale e in gravidanza&#8221; &#8212; Corsi ECM Benessere" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  src="https://www.corsiecmbenessere.it/corsi-ecm/accompagnamento-nella-perinatalita/embed/#?secret=Bsi9GntKga" data-secret="Bsi9GntKga" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<h3>Bibliografia</h3>
<p>Ciarrochi, J., &amp; Blackledge, J. T. (2006). Mindfulness-based emotional intelligence training: A new approach to reducing human suffering and promoting effectiveness. In <em>Emotional intelligence in everyday life</em>, 206-228.</p>
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