Musica preferita e Alzheimer: perché è efficace

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Musica preferita e riduzione dell’agitazione psicomotoria nell’anziano con demenza

La scienza sostiene che ascoltare musica scelta individualmente dalla persona con demenza induce rilassamento, misurabile attraverso rilevazioni ormonali e fisiologiche (Stefano et al.,2004). Ascoltare la propria musica preferita può diminuire i livelli di cortisolo nel sangue, alla base della risposta di stress (Fukui 1996), promuovendo una riduzione dell’ansia e il rilassamento (Chlan, 1998).

In uno studio di Gerdner del 2000 sono stati analizzati gli effetti della musica personalizzata rispetto alla musica classica rilassante relativi alla baseline della frequenza di comportamenti agitati in persone anziane con malattia d’Alzheimer e relativi disordini. Trentanove soggetti sono stati ingaggiati da sei strutture per la cura a lungo termine in Iowa. Il campione comprendeva 30 donne e 9 uomini (età media di 82 anni) con un grave danneggiamento cognitivo. I dati relativi alla baseline sono stati raccolti per 3 settimane. La musica preferita è stata selezionata per ogni anziano attraverso la Modified Hartsock Music Preference Questionnaire (Scarica la Traduzione italiana ASSESSMENT OF PERSONAL MUSIC PREFERENCE – Scheda per valutare le preferenze musicali), una scheda somministrata ai familiari. Il Gruppo A (n=16) ha ricevuto musica personalizzata per 6 settimane, seguite da due settimane di washout e 6 settimane di musica classica rilassante. Il Gruppo B (n=23) ha ricevuto lo stesso protocollo ma in ordine inverso. Gli interventi musicali venivano presentati due volte a settimana per 30 minuti. Il Modified Cohen-Mansfield Agitation Inventory (CMAI – uno strumento per la valutazione dei comportamenti agitati ) ha misurato la variabile dipendente. Un’analisi a misure ripetute della variazione con il Bonferroni post hoc test ha mostrato una riduzione significativa dell’agitazione durante e successiva l’ascolto di musica personalizzata rispetto a quello di musica classica.

La musica rende l’ambiente “noto”

Le persone anziane con demenza sono particolarmente sensibili al loro ambiente e quando lo avvertono “estraneo” aumenta il loro livello di agitazione e ansia (Mirotznik & Ruskin 1985). Nonostante la compromissione della memoria esplicita, rimane preservata la loro memoria implicita e le loro abitudini (Randolph et al. 1995, Fleischman et al. 1998, Knight, 1998). Alcuni dettagli del contesto (ad esempio oggetti o luoghi conosciuti) aiutano l’anziano con demenza ad evocare ricordi, mantenendo un senso di familiarità e di continuità del sé (Son et al. 2002). Per questo è importante costruire dei riferimenti noti e riconoscibili anche all’interno della residenza dove arrivano, usando elementi del contesto familiare precedente (come la musica, gli oggetti e le immagini) per stimolare i ricordi associati a eventi piacevoli.

La musica è in grado di rievocare ricordi

La musica familiare che ha accompagnato la vita della persona può fungere da stimolo per richiamare ricordi piacevoli: i ricercatori infatti sostengono che le aree del cervello che rispondono alla musica sono tra le ultime a deteriorarsi (Crystal et al. 1989).

Quando la musica rappresenta un aspetto importante della vita della persona ed è personalizzata, allora può essere un valido strumento per suscitare ricordi e sensazioni piacevoli. Generalmente gli anziani sono affezionati a brani musicali che ascoltavano durante la giovinezza (Gibbons, 1977). Musiche delle funzioni religiose, delle cerimonie patriotiche o di eventi culturali importanti possono rappresentare specifici significati per la persona.

Quando la musica è più efficace

Il livello di significatività della musica prima dell’insorgere della demenza è associato all’efficacia della musica (Clark et al. 1998, Gerdner 2000). La musica che suscita sentimenti e ricordi piacevoli dal passato può avere un effetto calmante e protettivo rispetto l’insorgere di comportamenti agitati.

 

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